Quel dialogo tra laici e cristiani
di Franco Ricordi
[06 febbraio 2010]
Siamo profondamente convinti che nel dibattito politico e
culturale di questi tempi vi sia una parola che non è stata
adeguatamente elaborata: moderatismo. Tutti sappiamo cosa
significa essere moderati e conosciamo almeno il senso politico di
questo atteggiamento. Ma il significato più profondo del
moderatismo, che si potrebbe anche definire liberalismo moderato,
sfugge ancora in maniera abbastanza vistosa alla nostra più
autentica cognizione. E forse ne possiamo anche ipotizzare un
perché: il moderatismo è infatti una realtà e
una tendenza costante che, da almeno otto secoli, ha avvicinato e
incrementato in Europa la relazione fra politica, religione e
cultura: e tuttavia non è ancora stato riconosciuto come
tale. Non è stata compresa la fondamentale importanza di
questo collante che risulta essenziale alla nostra storia e alla
società occidentale. Non che non sia possibile rintracciare
le radici del moderatismo anche nel pensiero dell'antichità
greca e romana, che passerebbe certo per Platone e Aristotele,
Plutarco e Seneca, Cicerone e Virgilio. Ma il problema è
analogo a quello denunciato da Dante quando ci presenta le anime
del Limbo: la metafora di Dante è tanto più moderna e
importante se intesa non in quanto esclusione dal Regno dei Cieli
di coloro che sono nati prima di Cristo. È invece la
consapevolezza della più autentica problematica del secondo
millennio cristiano che già allora risultava evidente: la
possibilità di coniugare la logica aristotelica, ovvero la
scienza filosofica che aveva sconvolto la cultura europea
dell'epoca, con la religione cristiana che si era nel frattempo
diffusa nel continente, quindi il necessario dialogo col
cristianesimo. E non è un caso che proprio Virgilio, poeta e
pensatore moderato per antonomasia, riconosca di essere vissuto
«nei tempi degli dei falsi e bugiardi». Il paganesimo
avrà pure esercitato una sua cultura moderata, ma ormai essa
è stata superata dal primo millennio cristiano. E il
proposito dantesco, analogo a quello di San Tommaso, non può
che diventare quello di avvicinare l'aristotelismo alla religione
cristiana.
Qui ha inizio la storia del moderatismo europeo. Che
non è e non può essere una dottrina, ovvero una
ideologia religiosa: è invece l'accettazione del laicismo
che si coniuga e convive con il cristianesimo, in una maniera che
può e deve essere intesa sia dal laico che dal cristiano. E
che risulterà aperta anche all'essenziale dialogo
interreligioso, come avviene nel dramma di Lessing Nathan il
saggio (dove si incontrano e si legittimano l'ebreo con il
musulmano e il cristiano) che non a caso è attinto da una
novella del Decameron di Boccaccio. Il confronto con il
cristianesimo è essenziale, nel secondo millennio cristiano,
come indicano Dante e Boccaccio. Ma tale messaggio, religioso e
laico al contempo, continua la sua sedimentazione in tanti altri
grandi spiriti del secondo millennio: da Shakespeare a Cal- deron e
Cervantes, da Goethe a Schiller, da Montaigne a Pascal, da Kant a
Croce, insieme a tanti altri poeti, letterati, filosofi e artisti
che, laici o anche atei come Molière e gli stessi Leopardi e
Nietzsche, possono essere considerati padri profondi del
moderatismo in quanto dialogo - anche se a volte più che mai
problematico - con il cristianesimo. Tuttavia nel secolo XX si
perviene a una sorta di drammatico ultimatum per la comprensione e
l'accettazione di questo lungo e profondo messaggio della cultu ra
europea: il dialogo fra laici e cristiani si concretizza
inevitabilmente nell'accettazione di una realtà superiore
che viene messa in crisi soltanto nel Novecento, secolo della
distruzione globale e della possibilità del nichilismo
effettivo. Questo è oggi il fatale compimento del
moderatismo, la consapevolezza soteriologica, il riconoscimento
della tragica situazione in cui nonostante tutti gli sforzi
dell'umanità a noi precedente ci ritroviamo: la
possibilità della fine effettiva dell'avventura umana,
ovvero anche di una sciagura mondiale di proporzioni catastrofiche
che potrebbe, anche se non annientarla, comunque compromettere la
vita e la società dell'uomo. In tal senso il moderatismo
è semplicemente l'ideologia del nostro essere o non
essere, come nel bellissimo omonimo libro di Gunther Anders. E
il suo proposito, in maniera simile ma anche profondamente
contraria a quello di Brecht, è semplicemente quello di
salvare il mondo. Non cambiare il mondo, come voleva il
poeta di Augsburg, ma molto più drammaticamente cercare di
porsi il giusto viatico per poter intravedere la sua salvazione: e
non soltanto dalla armi atomiche ovvero dalle possibilità di
nuovi orrori e conflitti internazionali; ma anche dalle
opportunità connesse delle nuove armi che «non
conosciamo», da quelle ambientali a quelle virtuali e
spettacolari.
Il moderatismo è in tal senso un nuovo
esistenzialismo del XXI secolo, che possiede implicitamente un
rimando alla filosofia e alla politica e che le implica entrambe
strettamente e reciprocamente l'una verso l'altra. E poco importa
se possa essere considerato laico o cristiano, religioso o ateo. Il
fatto importante è che sia inteso nella sua determinata
concezione in riferimento a un XX secolo di cui non abbiamo ancora
maturato adeguatamente un consuntivo: questo è dettato dalla
più disincantata visione della nostra «situazione
spirituale» come nel pensiero di Jaspers. Il merito della sua
filosofia, come ha scritto Galimberti, è anche quello di
aver saputo coniugare religione, cultura e politica. E così
il suo esistenzialismo, la sua domanda sull'essere, in tal senso
analoga a quella di tutti i più grandi filosofi del XX
secolo (ma lui soltanto fu politicamente un moderato, a differenza
di Heidegger e Sartre) risulta ulteriormente incrementata da questo
triplice collante. Jaspers specificava come la filosofia non fosse
teologia, l'Essere non è Dio; ma questo non toglie nulla al
suo impegno religioso e politico: non a caso Jaspers curò
l'introduzione al più importante libro di Hannah Arendt, sua
illustre allieva, Le origini del totalitarismo. Jaspers e
Arendt sono forse due riferimenti obbligati per una nuova
ricognizione del moderatismo: un pensiero tragico, ma che solo in
quanto tale si oppone alla quintessenza dei totalitarismi che ci
hanno investito e che potrebbero ulteriormente farsi strada. Certo
l'Italia e la Germania sono i due paesi europei che meglio possono
intendere la quintessenza del moderatismo: dopo la catastrofe della
guerra mondiale, la loro ripresa fu dovuta principalmente a un
profondo radicamento nel moderatismo che permise di sconfiggere i
terrorismi interni. E nel rielaborare la politica di Adenauer e De
Gasperi,Moro e La Malfa, non possiamo fare a meno di essere
investiti da un pensiero tragico che ci conduce verso una nuova
visione del moderatismo internazionale. Tanto più ci
rendiamo conto come su tutto ciò sia necessario, come diceva
Sartre, riflettere e ulteriormente scrivere: a questo
bisognerà «consacrare una nuova opera!».
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