Intanto scoppia il giallo del Mossad negli Emirati
di Antonio Picasso
[02 febbraio 2010]
L'uccisione dell'esponente di Hamas, Mahmoud al-Mabouh, avvenuta
in circostanze ancora da chiarire la scorsa settimana a Dubai,
sembra coincidere con la trama di un giallo di Agatha Christie.
C'è infatti un cadavere, con intorno tanti sospetti, ma di
nessuno si è matematicamente certi della colpevolezza. La
stampa araba attribuisce l'omicidio al Mossad. Questo perché
al-Mabouh era un importante dirigente di Hamas, già
implicato nel sequestro e poi nell'uccisione di due soldati
israeliani,Avi Sasportas e Ilan Sadon, nel 1989. Sempre secondo gli
osservatori arabi, le modalità della sua eliminazione ne
sarebbero la conferma. Al-Mabouh pare che sia morto per un arresto
cardiaco provocato da un'iniezione di veleno. La dinamica ricorda
il tentativo di eliminazione che proprio i servizi segreti
israeliani misero in piedi nel 1997 ad Amman, in Giordania, contro
l'attuale Segretario generale dello stesso movimento
islamico-palestinese, Khaled Meshal. Allora l'operazione
andò a monte perché la dose di veleno che gli agenti
israeliani iniettarono nell'orecchio del "bersaglio" non fu
sufficiente per ucciderlo. Del resto altre agenzie di intelligence
potrebbero essere altrettanto colpevoli. Tra quelle occidentali il
pensiero va alla Cia.Tuttavia da lungo tempo non le si
attribuiscono operazioni speciali che implichino la morte di
qualcuno. Ne consegue che il sospetto cada anche su quei Paesi che
Hamas, in teoria, considera amici. Gli Emirati Arabi possono aver
agito per eliminare una presenza scomoda e compromettente sul
proprio territorio. Il governo di Abu Dhabi infatti non ha
relazioni diplomatiche con Israele, ma ha costruito una rete
ufficiosa di legami e partnership economiche che possono averlo
indotto a questa scelta. L'uccisione di al-Mabouh, in tal
caso, sarebbe stata motivata dalla necessità di conservare i
buoni rapporti, seppure informali, che i Paesi del Consiglio di
Cooperazione del Golfo (Gcc) mantengono con Israele. Sembra inoltre
che al-Mabouh fosse a Dubai per trattare l'acquisizione di una
partita di armi dall'Iran ad Hamas. L'informazione non è
stata confermata da nessuno, d'altra parte la vittima era
già stata coinvolta in negoziazioni di questo tipo, sia con
Teheran sia con il Sudan. Questo indizio, a prima vista, sarebbe
un'ulteriore conferma della colpevolezza israeliana. E se, al
contrario, al-Mabouh fosse stato ucciso proprio dai suoi
interlocutori iraniani in quanto insoddisfatti del comportamento di
Hamas? I rapporti tra quest'ultimo e Teheran sono tesi ormai da un
anno, vale a dire da quando il regime degli Ayatollah ha accusato
il movimento islamico di non aver saputo contenere la forza d'urto
dell'esercito israeliano durante la guerra di Gaza. Se così
fosse, lo stato di tensione fra i nemici di Israele sarebbe
proiettato verso una fase di vera e propria eliminazione fisica.
Infine puntando la lente di ingrandimento sulla scompaginata
realtà politica palestinese, il caso potrebbe essere
sintomatico di una faida interna in corso.
È di questi giorni la disponibilità di
Hamas nel trovare un punto di riconciliazione con al- Fatah e la
presidenza di Abu Mazen. Una mano tesa, questa, volta a decidere la
data per il rinnovo del Consiglio consultivo palestinese e della
presidenza stessa. Per questo però è anche necessario
mettere a tacere tutti gli esponenti delle frange più
estremiste, tra cui al- Mabouh. La sua morte a questo punto
potrebbe rispondere all'esigenza di Khaled Meshal di ripartire sul
piano della politica, per vincere nuovamente le elezioni e tornare
a governare a Ramallah. Come si vede, la colpevolezza e l'innocenza
sono da attribuire plausibilmente a tutti.Va aggiunto che
l'assassinio è stato realizzato in modo talmente preciso che
anche le sue imperfezioni sembrano premeditate. La vittima è
stata uccisa quando era nella sua stanza di albergo e senza la
scorta. È strano che questa non ci fosse. La causa ufficiale
del decesso è l'arresto cardiaco dovuto ad avvelenamento. Ma
alcuni giornali dicono che al- Mabouh sia stato strangolato. Di
solito, se si vuole uccidere una persona senza lasciare tracce, si
agisce in modo differente. Al contrario, la certezza che si sia
trattato di un omicidio fa capire che i colpevoli desiderassero che
la sua morte non passasse come accidentale. Così era stato
per il responsabile della Sicurezza di Hezbollah, Imad Mughniyeh,
vittima di un attentato a Damasco il 12 febbraio 2008; anche quello
un caso mai risolto. Per assurdo, le dichiarazioni del fratello
della vittima non fanno altro che intorbidire le acque.
«Mahmoud non era coinvolto in nessun crimine, quindi non
può che essere stata Israele!» Ha detto Fayek
al-Mabouh. Ma se l'esponente di Hamas era innocente, perché
il Mossad avrebbe voluto eliminarlo?
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