Scontro sulla corruzione
di Riccardo Paradisi
[24 febbraio 2010]
Come nel '92, peggio del '92. L'Italia degli anni dieci si
guarda allo specchio e scopre un panorama di macerie morali come
suo sfondo. Una nuova Tangentopoli? «No, peggio - dice il
presidente della commissione antimafia Beppe Pisanu - allora
crollò il sistema del finanziamento dei partiti, oggi
è la coesione sociale, la stessa unità nazionale a
essere in discussione. Si chiude l'orizzonte dell'interesse
generale e si aprono le cateratte dell'interesse privato,
dell'arricchimento personale, della corruzione dilagante». Un
quadro di pura decadenza, l'epicedio di un'ex nazione.
La questione morale è un'emergenza nazionale
come dice il leader dell'Udc Pierferdinando Casini: «si deve
rispondere ora e subito contro i troppi ladri in politica. Non si
tratta di Tangentopoli perché allora si rubava per i partiti
e ora si ruba per se stessi. Ma così è molto peggio
di ieri». Fabrizio Cicchitto, il capogruppo del Pdl alla
Camera, non schiva il problema, ma chiede di non buttare la croce
solo addosso alla politica: «È del tutto fuorviante lo
schema fondato sull'esistenza di una società civile
incorrotta e nobile e di un sistema politico degradato: il buono e
il cattivo come minimo convivono in entrambe le aree». Non
è una grande consolazione. E comunque è a nome di una
non meglio identificata società civile che parla il
presidente della Fiat Luca Cordero di Montezemolo: «La lotta
alla corruzione è un'impresa titanica. La politica ha
certamente una precisa responsabilità: quella di non aver
introdotto riforme adeguate per far funzionare bene la macchina
dello Stato. È anche qui, nella riforma dello Stato e delle
istituzioni, che possiamo vedere una soluzione strutturale al
gigantesco problema della corruzione. Perchè fin tanto che
l'azione dello Stato non sarà resa più efficiente e
trasparente, fin tanto che gli spazi di intermediazione tra la
società civile e la cosa pubblica saranno molteplici e
confusi, fin tanto che il cittadino non avrà la
possibilità di poter contare su una pubblica amministrazione
pienamente funzionale e responsabile le occasioni per il malaffare
si sprecheranno ». Gli risponde a stretto giro di posta e
piccatissimo il ministro della Pubblica amministrazione, Renato
Brunetta che sente d'essere stato chiamato evidentemente in causa:
«Stimo Montezemolo, ma è molto impegnato a lavorare
sulla Fiat e forse non è informato sulla mia riforma».
Montezemolo replica a sua volta: «Brunetta non demonizzi chi
ha opinioni diverse». Ma sullo stesso tasto di Montezemolo
batte la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia: «La
scelta della legalità è l'unico modo per avere
un'economia che continui a crescere. Sulle riforme bisogna cambiare
passo.\\ u2028In questo momento c'è la necessità e
soprattutto l'urgenza di attuare delle riforme: «Maggioranza
e opposizione devono trovare insieme il coraggio di cambiare.
Occorre immaginare uno scenario nuovo. Investire in innovazione,
ricerca e tecnologia per uscire dalla crisi». In questo
quadro «gli imprenditori devono fare la loro parte, per stare
sul mercato ma anche le istituzioni devono fare la propria parte
magari dopo le elezioni. Dopo le regionali le forze politiche si
mettano insieme per fare le grandi riforme a partire da quella
della pubblica amministrazione. Non si può più
aspettare. Non ci possiamo rassegnare al declino e stare fermi in
una sorta di immobilismo».
Sollecitazioni che seguono l'auspicio del
presidente della Camera, Gianfranco Fini che aveva chiesto
l'apertura di un confronto su riforme condivise dopo il voto per le
regionali. Ma come avverte Pisanu è un po' difficile
distinguere tra Paese legale e Paese reale come si diceva ai tempi
della Prima repubblica. Da uno studio del Cnel appena pubblicato
emerge infatti che nelle regioni del nord Italia è in corso
una forte espansione della 'ndrangheta che ha riciclato i propri
guadagni illeciti, provento dello spaccio di stupefacenti, in
attività all'apparenza pulite. «Lo possono fare - si
legge nel rapporto del Cnel - perché in questa avventura non
sono soli ma si fanno aiutare da intermediari finanziari, i quali
pur non appartenendo formalmente ad associazioni di stampo mafioso
non disdegnano di dedicarsi all'attivita' di riciclaggio». Lo
studio del Cnel, durato circa 4 anni di lavoro, ha analizzato
inchieste delle procure del nord Italia e rappor ti delle forze
dell'ordine. Negli anni l'investimento dei guadagni illeciti ha
riguardato settori sempre più diversificati: edilizia,
movimento terra, usura, impossessamento di aziende e
attività commerciali in crisi, acquisto di immobili e
truffe». Una miriade di attività e di presenze
economiche che si sono insinuate dentro il cuore dell'economia,
della finanza delle città e delle regioni del nord
inquinando profondamente anche le faglie dell'area produttiva del
Paese. Per questo anche per il Cnel è sempre più
necessario un decalogo per la composizione delle liste elettorali
sia locali che nazionali e si propone di prevedere una norma che
escluda definitivamente da qualsiasi competizione politica i
condannati per corruzione e mafia. Sulla stessa linea
l'associazione "Italia decide", il cui presidente onorario è
Carlo Azeglio Ciampi, che ha messo a punto 5 proposte per la cui
attuazione non sono necessari interventi legislativi. Le proposte,
illustrate dal presidente dell'associazione, Luciano Violante, sono
state condivise da tutto il comitato di presidenza del quale fa
parte anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni
Letta. Il primo punto è quello di riformare le procedure,
non di aggirarle, semplificando fortemente anche la disciplina
normativa riconducendo la legislazione in materia di appalti alle
direttive n.17 e 18 del 2004 dell'Unione europea. In secondo luogo
va superata l'esperienza dei commissari straordinari introducendo
il modello delle Unità di missione dentro le quali si
ritrovino tutte le amministrazioni pubbliche interessate ad una
determinata opera. Altro punto necessario per superare il ricorso
al "diritto dell'emergenza" secondo "Italia decide" è
rendere più trasparente il rapporto tra imprese e Pubblica
amministrazione. I fondamentali insomma. Dopo quindici anni da
Tangentopoli siamo ancora lì.
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