Berlusconi fa il maoistaBerlusconi fa il maoista
di Riccardo Paradisi
[19 febbraio 2010]
Prima dichiarazione: «Non credo ci sia dubbio sul fatto
che chi sbaglia e commette dei reati non può pretendere di
restare in nessun movimento politico. Le persone che sono
sottoposte a indagini o processi non devono venire ricomprese nelle
liste elettorali. Ma se ci sono dei dubbi sulla loro colpevolezza
sarà l'ufficio di presidenza a decidere caso per
caso». Seconda dichiarazione: «Attorno al direttore
della Protezione civile Guido Bertolaso c'è un verminaio di
malaffare ed il coordinatore del Pdl Denis Verdini, coinvolto
nell'inchiesta, avrebbe dovuto autosospendersi dall'incarico di
partito». Non sono il leader dell'Idv Antonio Di Pietro e il
suo fido Massimo Donadi a parlare. No: sono, rispettivamente, il
presidente el Consiglio Silvio Berlusconi e il superfiniano
vicepresidente della commissione Antimafia Fabio Granata.
Su Berlusconi e su questo ritorno al giustizialismo
delle origini (già postcraxiane) arriveremo e anche sulla
teorizzazione dell'ufficio di presidenza come tribunale politico e
cassazione morale degli esponenti del Pdl. Intanto è
sintomatico quello che dice Granata e il tempismo con cui esterna
l'esponente siciliano del Pdl. Granata infatti non si limita a fare
il censore del centrodestra, un ruolo che gli ha guadagnato tante
simpatie a sinistra quanta avversione all'interno del Pdl. Granata
chiede anche un mutamento nella gestione del Pdl e definisce
"contraddittoria" l'immagine che il partito sta offrendo.
«Dobbiamo evitare i doppi incarichi di partito e di governo.
Al posto dell'attuale triumvirato occorre un coordinamento vero,
che dia un indirizzo certo ». È il profilo del nuovo
coordinamento già prefigurato anche da questo giornale,
coordinamento unico con a capo Sandro Bondi affiancato dall'attuale
vicecapogruppo alla Camera del Pdl Italo Bocchino. Un archiviazione
del triumvirato che era già nei progetti dei vertici del
partito e che aveva trovato il placet di Gianfranco Fini, con
questa ipotesi finalmente rappresentato da uno dei suoi fedelissimi
e non più da Ignazio La Russa, troppo compromesso per il
presidente del Consiglio con il berlusconismo. La caduta d'immagine
di Verdini non ha fatto altro che agevolare questa prospettiva che
dovrebbe concretizzarsi dopo le regionali. Per questo, all'interno
del Pdl, in quel settore del partito che ruota intorno alle figure
moderate che si erano date convegno al meeting di Arezzo, la
sortita di Granata viene giudicata addirittura sciacallesca.
Perché Granata parla di Verdini e cavalca la tigre
dell'indignazione e del moralismo per accelerare l'archiviazione di
una figura chiave nella costruzione di un'area moderata nel Pdl e
spingere con più velocità possi possibile Bocchino al
vertice del partito. In questa strategia Granata rilancia anche su
liste pulite: «Il Presidente Pisanu - dichiara - ha stilato
un testo rigoroso e che ha quegli elementi di filtro sulle
candidature che avevamo chiesto». Insomma un modo per
rilanciare la partita politica interna su Cosentino, ma soprattutto
per assicurarsi il ruolo del moralizzatore interno. Granata non si
muove da solo.
Il Secolo d'Italia ieri titolava: "Pdl, adesso
operazione liste pulite", registrando il fatto che il Pdl "soltanto
adesso" sposa la battaglia di Granata sull'approvazione in
commissione Antimafia del codice etico per i candidati.
«Dunque non aveva poi sbagliato Gianfranco Fini - scrive
sempre il Secolo - quando ha invitato tutto il partito
alla prudenza sulla candidatura di Cosentino in Campania. La
politica, da parte sua, non può non affrontare il problema.
Non fosse altro per munirsi di nuovi anticorpi verso questa nuova
ondata di casi che rischiano di alimentare ancora la disaffezione
dei cittadini dalla politica». Ad aprire le danze di questo
refrain era stato il presidente della Camera Gianfranco Fini,
censurando il caso Pennisi e chiarendo che chi ruba è solo
un ladro. Ma se nel Pdl c'è chi denuncia lo sciacallaggio
politico su Verdini anche nel giro più strettamente
berlusconiano non è che per il coordinatore indagato ci si
sia stracciati più di tanto le vesti.
È stato notato infatti che il coordinatore del
Pdl non ha incassato poi molti attestati di soliadarietà. Il
motivo non è solo perché Denis ha un cattivo
carattere e non risulta troppo simpatico. È che Verdini
rappresetava comunque il più concreto ostcolo al passaggio
alla nuova configurazione del coordinamento nazionale del Pdl,
evoluzione che preme molto anche ai berlusconiani. E veniamo
così a Berlusconi e alla sua torsione neogiustizialista.
Anche al Cavaliere l'attuale triumvirato è venuto a grande
noia. Gli attribuisce funzioni di scudo tra lui e il partito e
soprattutto i pasticci locali. Da quelli grandi, come la perduta
candidatura di Adriana Poli Bortone in Puglia, a quelli più
piccoli come quelli avvenuti nelle Marche, dove cacicchi lo cali
hanno brigato per far cadere una candidatura al governatorato della
Regione, che al premier era molto gradita. Con la torsione
"dipietrista" torna il Berlusconi decisionista, veloce,
antipolitico che si mostra impaziente di sbarazzarsi di lacci e
lacciuoli interni, si fa severo verso i pasticcioni, freddo per i
sospetti di aver pasticciato e che nel suo nuovo balzo mostra
solidarietà solo ai suoi collaboratori più esecutivi
come Guido Bertolaso e Gianni Letta, "vittima di inciviltà e
barbarie": «Sembra quasi che sia un peccato darsi da fare. Se
c'è qualcuno di veramente straordinario sul piano
dell'operosità, qualcuno che opera per il bene comune
è proprio il dottor Letta ». Ma per il resto
Berlusconi appunto gioca la carta del moralizzatore. Parla di liste
pulite dopo che in questo giorni lo avevano fatto sia il capogruppo
del Pdl Fabrizio Cicchitto che l'altro coordinatore del Pdl Ignazio
La Russa, incalzato a Milano da una Lega divenuta molto aggressiva
nei confronti dell'avversario interno dopo il caso Pennisi. Parla
di liste pulite, rispolvera la divisa dell'antipolitico cavalcatore
delle tigri giustizialiste dei lontani anni Novanta. Un balzo
maoista il suo, da rivoluzione culturale. Un salto mortale per
afferrare al volo sia l'alleanza tattica con l'avversario Fini -
per stringere la tenaglia sui dorotei del Pdl - sia la nuova
possibile onda d'indignazione morale che potrebbe sorgere nel Paese
di fronte a una nuova ondata di scandali in tempi di forte crisi
economica. Sia infine per ergersi, fino alla naturale successione,
giudice supremo degli uomini del partito: «Se ci sono dei
dubbi sulla loro colpevolezza sarà l'ufficio di presidenza a
decidere caso per caso». Il caso Cosentino che si è
concluso con le dimissioni dell'ex sottosegretario all'Economia
è un primo segnale el nuovo corso. Cosentino si dimette
perché il candidato presidente della provincia di Caserta,
come è stato deciso dal vertice Berlusconi- Fini sarà
il deputato Udc Domenico Zinzi e non Pasquale Giuliano, il senatore
Pdl vicino a Cosentino.
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