Labirinto integrazione
di Riccardo Paradisi
[16 febbraio 2010]
"All'interno del Pdl non si è ancora visto un vero
dibattito sull'immigrazione" lamentava Giorgio Israel dopo i fatti
di Rosarno in Calabria. Come dire: la maggioranza procede
occasionalmente di fronte alle emergenze che pone il fenomeno
immigratorio, dividendosi sulle politiche d'integrazione e di
contenimento dei flussi di arrivo ma senza avere un modello in
testa, una visione di come impostare il problema. Non che nel
centrosinistra le idee siano più chiare e definite e che non
ci siano anche in seno all'opposizione linee di frattura tra
posizioni diverse o antagoniste. Del resto i modelli europei finora
adottati e che si potrebbero prestare a essere trasferiti da noi
hanno avuto esiti che definire fallimentari è eufemistico.
Il modello anglosassone: Together and equal (insieme ed uguali di
fronte alla legge), si è trasformato presto in "separated
but equal" (separati ma uguali di fronte alla legge). I cittadini
stranieri vivono in quartieri separati dove vigono regole e
consuetudini specifiche con una conflittualità interetnica
altissima. Ed erano immigrati di seconda generazione quelli che si
sono fatti esplodere nella metro di Londra il 7 luglio del 2005.
Non va meglio se si fa un bilancio del modello francese fondato
sull'ideologia repubblicana e la laicitè. Modello la cui
funzionalità avrebbe dovuto essere garantita da scuola
repubblicana, leva obbligatoria, i sindacati con la loro
capacità d' integrazione, assenza di ghetti etnici. E dando
il primato alla lingua e all' insegnamento della cultura francese
rispetto alle lingue e alle culture dei paesi d' origine degli
immigrati immigrati. Il risultato è stato la rivolta delle
banlieu. In Italia per non sbagliare non esiste nessuna filosofia
unitaria sull'immigrazione. Lo dimostra il fatto che dopo i fatti
di Milano, all'interno della maggioranza di governo, si sono create
nuove divisioni e emersi orientamenti se non contraddittori certo
molto diversi. La Lega presenta apparentemente l'atteggiamento
più omogeneo all'interno della maggioranza: il Carroccio
chiede la rigida applicazione della legge Bossi-Fini reiterando a
ogni piè sospinto il mantra della tolleranza zero. Solo che
quando l'esplosione del conflitto interetnico investe una delle sue
roccaforti geografiche come Milano ecco che le esigenze di
rappresentanza territoriale fanno salire in superficie posizioni
diverse. La rivolta di via Padova non si era ancora placata che
l'eurodeputato leghista Matteo Salvini chiedeva controlli ed
espulsioni casa per casa. Il ministro per la Semplificazione
Roberto Calderoli portava a stretto giro anche il suo contributo:
«Gli incidenti di Milano sono un segnale del rischio di
possibili nuove banlieue come successo in Francia, dove ora si
lavora a proposte rigide per il controllo dell'immigrazione.
Occorre stringere la vite».
Ma Salvini va oltre: «Occorre fermare per un anno
le vendite di case e di attività commerciali a tutti gli
extrcomunitari; il problema è la densità abitativa.
In via Padova e in tutte le vie limitrofe abitano troppi stranieri
la metà di queste persone non ha diritto di abitare a
Milano». Per il capogruppo del Carroccio al Comune di Milano
tocca poi al sindaco «inviare i vigili a controllare la
regolarità delle condizioni di residenza nell'intera zona di
via Padova. La prima cosa che un sindaco dovrebbe fare controllare
chi vive in queste case, chi è in regola e chi no». Un
eccesso di zelo che lo stesso segretario della Lega Umberto Bossi
ritiene opportuno contenere: «I rastrellamenti lasciamoli
perdere - dice il Senatur - bocciando senza appello la proposta di
Salvini». Per Bossi, il problema immigrazione non va
però sottolvalutato: «Anch'io critico la sinistra che
ha fatto arrivare in Italia montagne di immigrati senza casa, e poi
sono nati i quartieri ghetto». Sulle linea della fermezza
senza cedimenti al tremendismo è anche il ministro
dell'Interno Roberto Maroni: «Fino a ora il governo ha dovuto
affrontare il tema più urgente, ovvero il contrasto
all'immigrazione clandestina. Ora dobbiamo sostenere i processi di
integrazione. Però far rispettare le norme sugli affitti
agli stranieri, contenuta nella Bossi-Fini, che prevede sanzioni
pesantissime per chi affitta in nero agli irregolari. Siamo stati
attenti alla prima accoglienza ma abbiamo lasciato l'insediamento
urbanistico al libero mercato. Invece occorre regolare anche questo
aspetto».
Insomma nella Lega, l'ala dura del Pdl, si registrano
posizioni più radicali e posizioni più istituzionali
mentre il Pdl e lo stesso premier per ora si limitano al tentativo
di rassicurare i cittadini con l'invio di forze di polzia:
«Abbiamo concordato con il Presidente Berlusconi e il
ministro Maroni un rinforzo di uomini - dice il sindaco di Milano
Letizia Moratti - il primo contingente arriverà nei prossimi
giorni». Per quanto riguarda gli incidenti di via Padova
Moratti, come il governatore Roberto Formigoni, prega rivolgersi
allo sportello reclami del centrosinsistra: «È colpa
loro se l'immigrazione è a questi livelli».
L'opposizione ha insomma buon gioco nel parlare di una Babele di
voci all'interno del centrodestra: «Dalla Moratti che oggi
chiede rinforzi - polemizza il Pd milanese - al ministro Maroni che
parla di nuova integrazione ma deve fare i conti con i suoi Salvini
e Calderoli che invocano rastrellamenti ». Ma esiste come
è noto anche una sinistra del Pdl che invece chiede sia
addirittura rivista nel senso di maggiori aperture e
disponibilità all'integrazione la legge Bossi-Fini. A farlo
paradossalmente è come è noto proprio uno degli
estensori di quel disegno di legge: il presidente della Camera
Gianfranco Fini. Per l'ex leader di An la Bossi-Fini
sull'immigrazione «continua a essere valida nell'impianto
generale ma alla luce delle esperienze relative e di alcune
questioni applicative della legge, alcuni correttivi sono
necessari».
Come le correzioni in merito al rilascio del permesso
di soggiorno per poter rinnovare il contratto di lavoro:
«È assurdo chiedere a un immigrato di tornare nel
Paese di origine e poi tornare in Italia». Importante se
condo Fini per il Pdl è distanziarsi dalla Lega: «Chi
arriva in Italia è una persona, ribadisce poi. La
distinzione tra regolare e clandestino non può essere la
cartina al tornasole per orientare una politica». La legge
Sarubbi-Granata da Fini patrocinata e sostenuta vorrebbe peraltro
dimezzare i tempi per la concessione di cittadinanza dai dieci ai
cinque anni. Intanto un progetto di integrazione potrebbe essere
presentato dal governo nel giro di un paio di settimane. Ad
annunciarlo è il ministro del Welfare Maurizio Sacconi:
«Gli eventi di Milano - dice - ripropongono il tema del
disagio di alcune componenti dell'immigrazione, soprattutto quando
questa si trova concentrata nei cosiddetti ghetti nelle grandi
città. Noi dobbiamo lavorare per una maggiore integrazione:
presto presenteremo un piano nazionale per una più robusta
politica per l'integrazione, che rappresenta l'altra faccia della
medaglia della sicurezza».
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