Giallo Vaticano: il Papa “toccato”
di Riccardo Paradisi [10 febbraio 2010]
«Anche tra gli uomini di Chiesa, specialmente tra chi è investito di responsabilità, allignano i mali del carrierismo e della ricerca del potere personale». La denuncia di Papa Ratzinger risuonata nell'Aula Paolo VI durante l'udienza generale la scorsa settimana era stata messa in relazione seppure indiretta alle fibrillazioni interne al Vaticano relative al caso dell'ex direttore di Avvenire Dino Boffo.
Il Pontefice, parlando di San Domenico di Guzman, fondatore dell'ordine dei frati domenicani, ricordava come quell'uomo di Chiesa mise sempre il suo ufficio al servizio della fede e del dovere apostolico e non del proprio orgoglio e del proprio potere. «Non è forse una tentazione quella della carriera, del potere, una tentazione da cui non sono immuni neppure coloro che hanno un ruolo di animazione e di governo nella Chiesa? Non cerchiamo potere, prestigio, stima per noi stessi. Sappiamo come le cose nella società civile, e non di rado nella Chiesa, soffrono per il fatto che molti di coloro ai quali è stata conferita una responsabilità, lavorano per se stessi e non per la comunità ». Chi ha orecchie per intendere deve aver inteso. Solo che fino a quando s'è potuto, in Vaticano, s'è seguita la linea del sopportare e sopire nell'idea, se non nell'auspicio, che lo scandalo sul caso Boffo, le voci del sospetto di complotto, la tirata in ballo del cardinal Tarcisio Bertone e del direttore dell'Osservatore romano Gian Maria Vian si sedassero. Invece non si sono sedate affatto e anzi hanno continuato a generare altre ipotesi e nuove illazioni. E così dalla segreteria di Stato, dall'ufficio di Tarcisio Bertone, ecco partire senza nemmeno passare per la sala stampa vaticana, un comunicato durissimo dove si definiscono prive di ogni fondamento le «notizie e le ricostruzioni » di stampa sul coinvolgimento del direttore dell'Osservatore Romano Giovanni Maria Vian nel caso Boffo: «Contro la Santa Sede - si legge nella nota - è in corso una campagna diffamatoria che coinvolge lo stesso Benedetto XVI. È falso che responsabili della Gendarmeria vaticana o il direttore dell'Osservatore Romano abbiano trasmesso documenti che sono alla base delle dimissioni, il 3 settembre scorso, del direttore di Avvenire che il direttore dell'Osservatore Romano abbia dato, o comunque trasmesso o avallato in qualsiasi modo, informazioni su questi documenti, ed è falso che egli abbia scritto sotto pseudonimo, o ispirato, articoli su altre testate ». Fin qui le smentite secche alle voci che sono state messe in circolo e sostenute da autorevoli commentatori. Arrivando alla costruzione di orditi anche molto complicati come quello di un piano che coinvolgendo anche le alte sfere della Rizzoli e del Corriere della Sera sarebbe stato teso, attraverso l'eliminazione di Boffo dalla scena politica, a condizionare la linea di interventismo del Vaticano nelle questione bioetiche italiane. Attraverso il comunicato della Segreteria di Stato è lo stesso Pontefice a difendere dai sospetti il Segrefiducia ai suoi collaboratori e prega perché chi ha veramente a cuore il bene della Chiesa operi con ogni mezzo perché si affermino la verità e la giustizia. Dal 23 gennaio - denuncia infatti il Vaticano - si stanno moltiplicando, soprattutto su molti media italiani, notizie e ricostruzioni che riguardano le vicende connesse con le dimissioni del direttore del quotidiano cattolico italiano Avvenire, con l'evidente intenzione di dimostrare una implicazione nella vicenda del direttore dell'Osservatore Romano, arrivando a insinuare responsabilità addirittura del cardinale segretario di Stato. Queste notizie e ricostruzioni non hanno alcun fondamento ».
Insomma un contrattacco in piena regola che rompe la linea del silenzio: «Appare chiaro dal moltiplicarsi delle argomentazioni e delle ipotesi più incredibili ripetute sui media con una consonanza davvero singolare che tutto si basa su convinzioni non fondate, con l'intento di attribuire al direttore dell'Osservatore romano in modo gratuito e calunnioso un'azione immotivata irragionevole e malvagia. Ciò sta dando luogo a una campagna diffamatoria contro la santa sede che coinvolge lo stesso Romano Pontefice». Da tario di Stato Tarcisio Bertone e il direttore dell'Osservatore Romano Gian Maria Vian: «Il Santo Padre Benedetto XVI, che è sempre stato informato deplora questi attacchi ingiusti e ingiuriosi, rinnova piena parte sua il direttore del GiornaleVittorio Feltri dichiara di non avere mai scritto una riga sul direttore dell'Osservatore Romano Giovanni Maria Vian, «se non per dire che non lo conosco. La stessa cosa riguardo il cardinal Bertone che non conosco. Ho scritto invece a suo tempo su Boffo dicendo che era stato condannato per molestie e che queste molestie erano a sfondo omosessuale. Ci siamo poi corretti quando l'avvocato del direttore dell'Avvenire ci ha mostrato le carte nelle quali non si parlava di omosessualità. Ma solo di molestie per le quali c'è stata anche una condanna. Per questo, ripeto ci siamo corretti. Anche le carte sono state secretate. Per quanto mi riguarda la storia finisce qui». E la storia davvero potrebbe finire qui visto che, come dice il vaticanista di Repubblica Marco Politi, il comunicato della segreteria di Stato vaticana chiude molte partite che sono state aperte: «Mette con le spalle al muro Feltri che si voleva preordinare un alibi presso l'ordine dei giornalisti di Milano, dove è stato convocato il 22 febbraio. Mette con le spalle al muro il Foglio di Ferrara che ha cavalcato questa campagna e mette con le spalle al muro i falchi ruiniani. Che hanno sempre fatto capire essere Vian è il mandante di questa operazione. Per impegnare la parola del Papa del resto - dice Politi - deve esserci anche una certezza. Possono esserci linee di divergenza ma non scontri di potere diretto. Vero è che il libello anti- Boffo è stato spedito dal Vaticano e colpiva certamente Dino Boffo in quanto braccio destro di Ruini nel campo dell'informazione. L'errore della segreteria di Stato semmai è stato quello di ritardare la messa in chiaro di tutta questa opaca vicenda. Lo stesso errore fatto dopo il caso Boffo la scorsa estate, errore che Vittorio Messori pure amico dell'ex direttore di Avvenire aveva messo in chiaro dicendo che sarebbe stata necessaria maggiore trasparenza. E comunque questo intervento diretto della Santa sede dimostra anche che papa Ratzinger, che pure preferisce tenersi lontano dalla macchina organizzativa, quando vede che è in pericolo il profilo della Chiesa sa intervenire con precisione e durezza».
Copyright Liberal.it
