Cronache di liberal

Potevano scegliere fra il disonore

e la guerra. Hanno scelto

il disonore, e avranno la guerra

Winston Churchill

Ma così la società se ne lava le mani

di Riccardo Paradisi [05 febbraio 2010]

La sentenza del Tribunale civile di Milano che ha condannato i genitori di un gruppo di adolescenti stupratori al risarcimento di 450mila alla loro vittima dodicenne vorrebbe essere esemplare nella sua motivazione. Ai genitori di questi giovanissimi stupratori, infatti, viene contestata la colpa di non aver educato i propri figli ai sentimenti. «L'educazione - scrive il giudice nella sentenza - non è fatta solo della fondamentale indicazione al rispetto delle regole ma anche di quelle indicazioni che forniscono ai figli gli strumenti indispensabili da utilizzare nelle relazioni, anche si sentimenti e di sesso, con l'altra e con l'altro».

Di questa educazione, «che consente di entrare in relazione non solo corporea con l'altro, non vi è traccia nel comportamento dei minori ». Una sentenza esemplare dunque o semplicemente sbagliata? Insomma che nell'educazione dei propri figli i genitori abbiano una gran parte e una responsabilità fondamentale è fuori discussione. Va anche detto che la sentenza del tribunale milanese ha se non altro il merito di porre con forza al centro della riflessione pubblica la questione della responsabilità educativa, della distrazione degli adulti verso un mondo adolescenziale sempre più confuso e fuori controllo, preda di un vuoto valoriale spaventoso. Ma insomma le cose sono più complesse di come la corte di Milano vorrebbe farle apparire. Perché di questo vuoto certamente non sono colpevoli soltanto i genitori assenti, spesso assenti per cause di forza maggiore. Di questa devianza diffusa giovanile, assieme alle famiglie, sono altrettanto responsabili tutte le agenzie formative che dovrebbero concorrere all'educazione in senso culturale dei ragazzi. Dalla scuola - sempre più lasciata a se stessa e ormai percepita dagli stessi studenti come un luogo poco autorevole - alla televisione, da internet alle istituzioni, magistratura compresa. La capacità di pressione e di penetrazione che i media hanno nella mentalità giovanile d'altro canto è enormemente più forte di quella che possono esercitare le famiglie. Anche loro peraltro sempre più disorientate da un sistema che non solo non è più orientato ad un'unica narrazione ma che propone contemporaneamente modelli che si contraddicono radicalmente l'un l'altro. Un sistema che spesso rema contro ogni formazione ordinata della personalità dell'individuo. In questo anche la tv di Stato con i suoi reality e i suoi palinsesti pomeridiani potrebbe tranquillamente essere accusata non solo di non fornire educazione sentimentale alcuna ma di fare strame, con la speculazione e distorsione che fa sul dolore e sul sesso, di ogni autentico sentire. Per non parlare della diffusione incontrollata e selvaggia, soprattutto tra gli adolescenti, di una pornografia sempre più estrema e devastante.

Insomma, troppo facile prendersela solo con i genitori, anello tra i più deboli d'una catena educativa che semplicemente ha ceduto su tutta la linea. È una scorciatoia per non fare i conti con le contraddizioni spaventose della società aperta e della sua degenerazione. D'altra parte se le colpe dei padri non devono ricadere sui figli non si capisce perché le colpe dei figli debbano automaticamente ricadere sui padri. La responsabilità penale è sempre individuale. Le responsabilità sociali invece sono collettive.   

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