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«Niente magliari in Sicilia»

di Francesco Pacifico [18 febbraio 2010]

Sarebbero 14 le manifestazioni d'interesse per Termini Imerese. Ma già da questa mattina il ministero dello Sviluppo e il suo advisor, Invitalia, inizieranno una scrematura che si spera porti a qualcosa di concreto. Cioè a trovare un'azienda con un progetto serio e pronta a sostituirsi alla Fiat nel sito siciliano. Questo almeno l'ultimo aggiornamento fatto ieri mattina in Senato da Claudio Scajola. «Voglio ribadire ancora un volta», ha spiegato il ministro, «che il governo è determinato a garantire la vocazione industriale dell'area, privilegiando i progetti del settore automotive ». Nel pomeriggio, a Sky, ha aggiunto: «Vogliamo investitori industriali, non magliari». Ma quando ieri mattina, a Palazzo Madama, ha ricordato che sono a disposizione 450 milioni per le infrastrutture del sito, è scoppiata la bagarre. Il senatore palermitano Costantino Garraffa l'ha interrotto con un sonoro «bugie. Non è vero che il governo ha messo 100 milioni». Il ministro non ha gradito l'interruzione. «Lei non può permettersi di dire che il ministro dice bugie. Lei è un maleducato e un bugiardo. Si vergogni», la replica. E tanto è bastato per far scoppiare la bagarre, con il presidente di turno dell'aula, Domenico Nania, costretto a interrompere la seduta per 10 minuti.

Più dei soldi messi a disposizione dalle istituzioni, fa discutere il numero di soggetti interessati a investire a Termini. «Credo che si debba continuare a produrre auto», ha detto il leader cgil, Guglielmo Epifani. Caustico il suo omologo della Cisl, Raffaele Bonanni: «Quattordici proposte? Finora ci sono soltanto citazioni nominalistiche». Eros Panicali, responsabile auto Uilm, consiglia di «aspettare il tavolo del 5 marzo». In realtà gli unici ottimisti sono i mercati. Ma non tanto per i destini di Termini, quanto per i maxi bonus (4 milioni di azioni soltanto a Marchionne) che il Cda ha deliberato per i manager. E infatti il titolo ha segnato un +4,6 per cento. Scajola ha anche fatto sapere che, «per ampliare ulteriormente la gamma delle possibili soluzioni, stiamo poi valutando la possibilità di rivolgere un invito internazionale a tutti i soggetti potenzialmente interessati». Quindi ha confermato che non sarà riaperta la trattativa sulle rottamazioni. Eppoi «sarebbe sbagliato collegare la questione degli incentivi al mantenimento di singoli insediamenti produttivi, perché questo è contrario non solo alla logica economica, ma anche alle norme europee». Ma in Sicilia sembrano più interessati a capire quali sono le reali alternative di Fiat a Termini. Proprio alla giunta del comune siciliano questa mattina Simone Cimino, il presidente del fondo di equity Cape, presenta il suo progetto per realizzare auto elettriche dove oggi c'è lo stabilimento della Fiat. A quanto si sa, il giovane finanziare punta a occupare 5 ettari per costruire in loco sia le carrozzerie sia le batterie.A regime potrebbero essere 3mila gli assunti. Sempre oggi andrà da un notaio della zona per costituire le società necessarie all'operazione. In parallelo aprirà una trattativa con la Regione per installare punti di rifornimento in Sicilia.

Il sindaco di Termini, Salvatore Burrafato, dice che «accoglierà Cimino come tutti quanti gli altri imprenditori interessati a investire sul territorio. Ma vorremmo capire se il suo progetto cammina nel processo di riconversione della Fiat, oppure ha un respiro proprio». Il primo cittadino non lo dice, ma molti politici e sindacalisti siciliani temono che molti interessamenti siano scaturiti dopo l'annuncio dei 450 milioni che metteranno a disposizione il ministro dello Sviluppo e la regione Sicilia. Intanto all'Asi, il consorzio regionale guidato da Alessandro Albanese e che deve riconvertite i 46 ettari di proprietà regionale accanto a Sicilfiat, si sarebbero presentate due realtà impegnate nel campo dell'energia alternativa e nella trasformazione energiva di sorgo zuccherino. «Ma prioritario », nota, «è far approvare dalla Regione la legge per snellire le procedure di autorizzazione per insediarsi nell'area ». Infatti nell'Isola la burocrazia può metterci anche due anni prima di dare il suo via libera. Non ci sono invece nuovi segnali su possibili imprenditori cinesi. Nelle scorse settimane il ministero aveva comunicato ai sindacati l'interesse di un gruppo d'investitori asiatici legati al colosso Cheery. Il loro progetto sarebbe quello di rilevare tre stabilimenti in Italia: accanto a Termini si parla anche di quelli che ospitano la Graziano trasmissioni di Modena e la Wm di Modena, vicini alla chiusura. In Emilia sarebbe stata prodotto la motoristica, in Cina le scocche per assemblare il tutto a Termini Imerese, seguendo un po' lo stesso processo di produzione della Fiat. Ma a lasciare interdetti sarebbero due aspetti di questo piano, del quale non è stata comunicata l'entità finanziaria: da un lato, le macchine prodotte in Sicilia sarebbero destinate al mercato cinese; dall'altro, Fiat non hai mai gradito l'ipotesi che in Italia, a casa propria, ci sia un costruttore straniero a farle concorrenza.   

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