Brambilla, riparte la fiction
di Errico Novi
[25 febbraio 2010]
Ci risiamo. Silvio Berlusconi mette di nuovo in campo le guardie
rosse. Meglio, azzurre. O meglio ancora - anche per aggirare
tremende confusioni cromatiche - diciamo che il Cavaliere recluta
un nuovo battaglione di guardie rivoluzionarie. Stavolta li chiama
"Promotori della libertà". L'acronimo è
sovrapponibile a quello del partito: Pdl appunto. Non è un
caso. Perché la chiamata alle armi di qualche centinaio di
giovani, riuniti ieri mattina al Teatro di Adriano a Roma, ha molti
significati, ma innanzitutto quello di mettere in discussione
l'attuale vertice di via dell'Umiltà. È l'annunciato
attacco al quartier generale. Solo che nessuno avrebbe immaginato
di rivedere di nuovo in campo, per la causa, la guardia rossa per
eccellenza, Michela Vittoria Brambilla. È a lei che
spetterà il compito di coordinare questa nuova
«organizzazione interna» al Popolo della
libertà, annuncia il premier: «Risponderanno solo a me
e a coordinarli sarà Michela». Un partito nel partito.
Con un suo organigramma autonomo. Pensato in vista del voto di
marzo. Ma non solo, evidentemente.
Non è la prima volta appunto. Alla stessa
Brambilla è toccato di assoldare tra il 2006 e il 2007 i
Circoli della libertà, e anche quella fu un'operazione
contro la nomenclatura interna. Il premier tiene ad assicurare che
stavolta non è così: «Michela opererà in
raccordo con il coordinamento nazionale e il settore Tesseramento
». C'è qualche legittimo dubbio. Dalla stessa pancia
del Pdl si segnala «un certo straniamento di Verdini e Bondi
rispetto all'iniziativa ». I due triumviri di provenienza
forzista sono composti in prima fila, al Teatro di Adriano, e
ascoltano la carezza dedicata a loro dal premier: «C'è
stima, considerazione e affetto assoluto» tra i coordinatori
nazionali, dice, «non ho motivo di pensare a rivoluzioni
nella dirigenza». Ma in intanto costruisce una struttura
parallela. Che avrà i suoi coordinatori: regionali,
provinciali e cittadini. Una rete organizzata a immagine e
somiglianza del partito vero. Con una differenza: che i
"promotori-capi"saranno nominati direttamente da Berlusconi e
appunto risponderanno solo a lui, mentre i responsabili locali del
Pdl si sono dovuti sudare la nomina in una giungla di veti
incrociati e algoritmi sulle quote.
Tempi dell'operazione? Difficili da misurare anche per
i pochi animatori coinvolti dalla Brambilla nell'evento di ieri.
«Abbiamo saputo tutto non più di una settimana
fa». Gregorio Fontana, responsabile del Tesseramento a via
dell'Umiltà, ridimensiona: «È una iniziativa a
cui si è lavorato insieme con il coordinamento nazionale,
presente oltretutto al Teatro di Adriano». Non c'è il
triumviro in quota An, però: Ignazio La Russa chiede
ripetutamente di non essere inserito in nessuna corrente. Gli altri
ex di via della Scrofa trattengono a stento i «pensieri
nerissimi» suscitati dall'ultima sortita di Silvio. Resta sul
tavolo l'ipotesi che precede di un'inezia la scissione, ossia la
nascita all'interno del Pdl di una rete di club che faccia capo
all'area finiana, sotto la supervisione di Italo Bocchino.
Nel giro di pochi giorni, suggeriscono i parlamentari
più vicini alla Brambilla, «potrebbe arrivare un altro
clamoroso annuncio da parte del presidente», cioè di
Berlusconi. E oltre la creazione del partito-bis c'è solo la
scissione dagli ex An. Fontana assicura che «si sta alzando
un gran polverone». E che tutto è assolutamente nella
norma: «In ogni partito c'è sempre stata la casella
riservata a quegli attivisti che si danno da fare più degli
altri. Nel caso specifico i promotori della libertà potranno
attivarsi anche sulle piattaforme virtuali come facebook». Ma
non suona strano quel «risponderete solo a me»? No,
ribatte il responsabile Tesseramento del Pdl, «casomai
c'è per tutti la possibilità di partecipare alle
iniziative politiche senza dover passare per forza dalla sede, dove
magari c'è il coordinatore che ti sbatte la porta in faccia
perché ha paura di essere soppiantato». E non è
poco. «Certo», dice Fontana, «le iniziative del
presidente sono anche un modo per costringere il partito a lavorare
di più». La sensazione che Berlusconi sia
percorso da un'irresistibile sfiduicia verso i suoi dirigenti
incombe pesantemente sul partito. Di nuovo un uomo solo al comando,
come sul predellino. «Lo conosco e non mi aspetto
nulla», commenta Pier Ferdinando Casini, finito dietro la
lavagna perché con il rifiuto di entrare nel Pdl «mi
ha deluso», confessa Berlusconi alle guardie azzurre. Ce
n'è per tutti, per la sinistra che vuole promuovere
l'invasione degli immigrati e lo stato di polizia, e soprattutto
per quei ragazzi in sala: «Sarete l'esercito del bene contro
le forze del male e dell'odio». Pier Luigi Bersani assicura
che un Berlusconi così «non ci impressiona », i
dipietristi lo trovano «più delirante del
solito». Lui sul manifesto inaugurale dei Promotori della
libertà esibisce una mano sinistra col pugno alezato, alla
Che Guevara, e l'invito fatale: «Scendi in campo al mio
fianco». Il simbolo del Pdl è già stato
ristilizzato con la parola "Promotori" al posto di "Popolo".
Serve altro? Forse solo ricordare che è tutto
già successo: nel '94 ma anche con la scommessa sui Circoli
di Marcello Dell'Utri, messi in stato d'allerta dopo la sconfitta
alle Politiche del 2006. Fu quella a prima svolta movimentista del
Cavaliere.Venne quindi la macchina della Brambilla, quei Circoli
della libertà diventati improvvisamente inservibili con la
vittoria del 2008. Quindi poco più di un anno fa la nascita
dei Club di Mario Valducci. «Continueranno a esistere
», assicurano dal dipartimento Iniziative movimentiste. Una
cosa è certa: da giorni il Cavaliere va ripetendo che
«forse la fusione è stata un errore », che si
è pentito e che magari una federazione con An avrebbe creato
meno problemi. Si è accorto che assimilare un partito come
quello di Via della Scrofa è impossibile. Se non altro
perché Fini non glielo ha concesso. Altro che riprodurre
Forza Italia in chiave ancora più leaderistica: con la sua
struttura rigidamente scandita dal rapporto 70 a 30, il Pdl non
sarà un partito ma è un sistema di potere assai
rigido. Lo ammette Berlusconi stesso davanti alle trecento guardie
rivoluzionarie convocate al Teatro di Adriano: «Il Pdl
è un non-partito assolutamente democratico». Perfetto,
definizione lucidissima. Cosa c'è di meglio che bypassarlo e
affidare a un manipolo di giovani accoliti la promanazione del
verbo, soprattutto in campagna elettorale?
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