«Basta con il Pdl delle cicale»
di Errico Novi
[23 febbraio 2010]
Prima ancora di calcolare le probabilità di vittoria
Benedetto Della Vedova si preoccupa che almeno la partita si
giochi. «È importante che ci sia un confronto di idee
e anche una netta alternativa di opzioni, nel Pdl. Intanto
perché non conviene cullarci troppo sul vantaggio acquisito
rispetto agli avversari, e poi non possiamo dimenticare il nostro
competitor interno, ossia la Lega». Non è un caso se
la prima vera manifestazione di una prospettiva "finiana" in campo
economico avrà come palcoscenico Milano, capitale del Nord e
luogo dove venerdì e sabato prossimi si terrà la due
giorni organizzata proprio da Della Vedova con la sua rete
Libertiamo. Riforme di sistema declinate secondo la chiave dello
sviluppo, strategie per scuotere una crescita altrimenti troppo
lenta rispetto al resto d'Europa, ma soprattutto «proposte
per ritrovare la funzione innovativa e riformatrice del '94: o
abbiamo la forza di disegnare una piattaforma diversa da quella
leghista o l'assimilazione con il partito di Bossi sarà
sempre a vantaggio di quest'ultimo».
Diciamolo: il Pdl si è impigrito, tanto è
convinto di non avere rivali. È la favola della
cicala e della formica: è pericoloso cullarsi nella
convinzione che il carisma elettorale di Berlusconi possa
risparmiare al Pdl una sana competizione interna di idee e anche di
alternativa nel solco del centrodestra. Cè appunto il
rischio della cicala: finché c'è il sole si suona e
si canta,ma bisognerebbe mettersi a fare un po' le formiche, a
prescindere dalla solidità dei nostri competitor esterni.
Servono idee, proposte, confronti e discussioni.
Si tratta di barattare il certo per l'incerto: il
carisma di Berlusconi è un porto tranquillo e sicuro che
consente di non mettersi mai in gioco. Non so se questo
sia il punto di vista di Berlusconi. Io lavoro perché ci sia
un confronto fecondo. Anche le cose più grandi hanno bisogno
di essere sempre rivitalizzate.
Lei vuole recuperare lo spirito del '94. I cosiddetti
pretoriani, i fedelissimi del premier, dicono la stessa
cosa. Intanto si sono autoproclamati
pretoriani.
Ecco, ma il loro richiamo, più che alle promesse
liberali del '94, sembra rivolto alla struttura che aveva la Forza
Italia degli inizi: carismatica e priva di apparati. I pretoriani
insomma si inseriscono alla grande nell'unico dibattito che, in
assenza di idee, spopola nel Pdl: quello tra diversi sistemi di
potere. A cui io non partecipo, tanto per cominciare.
Dopodiché non dimentichiamo che il '94 è stato anche
l'anno di Fiuggi. All'iniziativa vincente e alla rottura vincente
di Berlusconi fece eco la coraggiosa rottura di Fini: è
così che si è strutturato il centrodestra italiano,
con lo sguardo rivolto al futuro. Ecco, il mio richiamo del '94 non
è il richiamo della foresta, io vorrei che continuiamo a
essere in marcia verso il futuro.
Ora lo sguardo è concentrato solo sulle beghe
interne. Non vengo dalla luna e so che il duello tra
diversi sistemi di potere è inevitabile. Ma a preoccu- parmi
sono alcune sbandate protezioniste, clericali, che vanno nella
direzione opposta rispetto all'idea liberale.Vogliamo o no essere
un partito inclusivo del 40 per cento? E allora basta pensare al
country party evocato già da Andreatta a proposito della Dc,
una forza in cui possono ritrovarsi tutti i moderati.
Sia più chiaro: cos'è che non le piace del
Pdl di oggi? Dio, patria e famiglia non può
funzionare come slogan. Non può essere questo il nostro
destino, non sarebbe vincente: sarebbe un respiro di chiusura, di
paura, di insicurezza. Lasciamole alla Lega, queste cose, e
guardiamo anche alle richieste reali che arrivano dalla
società italiana per esempio in tema di famiglia, di coppie
di fatto.
Lei pensa davvero che temi laici come i suoi possano
coesistere con l'anima cattolica del Pdl? Ne sono certo. I
cattolici votano per tutti i partiti, magari in maggioranza per
l'Udc, ma in tanti, e parlo di quelli che davvero frequentano la
chiesa di domenica, sono con il Pdl, con la Lega e anche con il Pd
dove l'impegno è riletto in chiave più solidaristica.
Questo è un falso problema.
Ne è sicuro? Facciamo l'esempio del
divorzio: certo che nell'Udc molti possono percepirlo come un
vulnus nella storia del diritto di famiglia, ma in quel partito
nessuno pensa di rimettere in discussione la legge. Io comunque
sono per i Pacs come per una fiscalità familiare basata sul
meccanismo dei carichi.
Ma Fini non ha esagerato nel distinguersi sui temi
etici? Le sue posizioni sono apparse eclatanti
perché negli ultimi anni il centrodestra ha vissuto di forti
sbandate nella direzione opposta. Ma se pensiamo alla Francia o
alla Germania, il problema non esiste. Torniamo ai "giochi
di potere" che soffocano il dibattito delle idee: non crede sia
impossibile uscirne, finché sopravvive il rapporto 70-30 tra
azzurri e aennini? Credo che il formarsi di una leadership
come quella di Fini possa contribuire anche a superare questo
aspetto, perché il confronto sulla struttura interna
può e deve stemperarsi in un discorso di fondo. Le
leadership devono essere sostanziate anche dai contenuti, non solo
dalle geometrie: confrontarsi è anzi l'unico modo per
superarle.
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