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Protezione privata addio

di Errico Novi [16 febbraio 2010]

Una conseguenza tangibile c'è: l'Esecutivo è costretto a fare retromarcia su un progetto qualificante, la trasformazione in Spa della Protezione civile. Dopo l'annuncio di Gianni Letta arriva infatti la conferma di Gianfranco Fini, che ribadisce l'eliminazione dal decreto in arrivo alla Camera dell'articolo 16, in cui appunto veniva sancita la nuova natura giuridica del dipartimento. Segno che l'inchiesta dei magistrati fiorentini sul G8 alla Maddalena comporta un certo impatto mediatico. Resta il dubbio sulla sua effettiva entità: tre dei quattro sondaggisti interpellati da liberal in proposito, Ipsos, Piepoli e Coesis, suggeriscono una lettura prudente: il giudizio dell'opinione pubblica sul governo non cambia, e persino per gli esponenti coinvolti, da Bertolaso in giù, non si intravedono conseguenze pesanti in termini di popolarità. Solo la Swg indica uno scenario un po' diverso, con una sostanziale sospensione del pronunciamento popolare in questa prima fase, ma anche con il rischio di ricadute pesanti da qui a qualche mese se gli addebiti dei pm non venissero smontati.

I dubbi restano, e le considerazioni proposte a liberal da Maurizio Pessato, ad dell'istituto triestino, meritano molta attenzione.Ma non appaiono infondate nemmeno le interpretazioni offerte dagli altri tre sondaggisti interpellati. Che nella sostanza descrivono un'opinione pubblica disinteressata non solo alle faccende più personali e pruriginose, ma anche alle «sfasature », come le definisce Nicola Piepoli, su gestione degli appalti e rapporti con le imprese. In un certo senso il distacco potrebbe passare anche come segno di un sempre maggiore allontanamento dei cittadini dalla politica. Questione di punti di vista: Amadori, che oltre a dirigere i ricercatori di Coesis è anche docente universitario di Psicologia politica, parla infatti di sostanziale "assoluzione" per Bertolaso, attestata anche da un sondaggio ultimato proprio ieri dalla sua società: «Oltre il 57 per cento ritiene che il sottosegretario debba rimanere al suo posto», spiega. Eppure all'Esecutivo e al suo vertice potrebbe tornare utile un atteggiamento più prudente rispetto a quello esibito in altre recenti tempeste mediatiche, dice l'amministratore della Swg Maurizio Pessato: «Adesso prevale una certa sospensione del giudizio, intanto perché in campagna elettorale le posizioni si cristallizzano, nel senso che prevale la difesa o l'ostilità a priori. Pesano anche l'esito inconsistente di alcune inchieste recenti e casi come quello di Calogero Mannino o di Ottaviano Del Turco. Ma intanto si può dire con certezza una cosa: se per Silvio Berlusconi una parte maggioritaria dell'opinione pubblica coltiva un pregiudizio positivo, lo stesso discorso non si può fare per altri esponenti della maggioranza ». È una considerazione importante, perché è appunto questa una delle domande che è legittimo porsi: il salvacondotto morale di cui il premier sembra godere agli occhi di molti italiani si estende per assimilazione anche a chi gli è politicamente vicino? Secondo Pessato non è così, anzi: riguardo ai dirigenti del Pdl chiamati in causa sul caso G8 dal Corriere della Sera di ieri, per esempio, Pessato ritiene che i fan del governo possano giudicarli negativamente «proprio perché mettono in difficoltà Berlusconi». Tanto che, spiega il sondaggista della Swg, «molti elettori del Pdl possono considerarli dei fastidiosi politicanti». Anche Bertolaso? «No, per lui è diverso. Finora si è costruito l'immagine di una sorta di cavaliere senza macchia, quindi se le ipotesi dei pm dovessero trovare conferme attendibili, per lui la situazione potrebbe farsi pesante». Al punto da trascinarsi dietro anche un danno all'immagine del premier? «Non in termini immediati, ma sul medio termine, di qui a qualche mese, il quadro potrebbe cambiare: con eventuali conferme alle accuse di partenza, potrebbe farsi strada l'idea per esempio che su Berolaso c'è stata un'eccessiva concentrazione di incarichi. E in quel caso per Berlusconi potrebbe essere conveniente non accusare i magistrati come ha fatto in altre occasioni ma riconoscere, con spirito di saggezza, di aver commesso lui stesso un errore. A fin di bene, certo. Ma ammetterlo sarebbe utile».

C'è una sfumatura diversa nel discorso di Nando Pagnoncelli, guru dell'Ipsos: «È chiaro che certe vicende producono un disorientamento nell'opinione pubblica. Ma è difficile misurarne le ricadute in termini di consenso, anche perché in un fase del genere si confondono molte variabili, dalle alleanze nelle singole regioni al profilo dei candidati. E poi ci sono due aspetti. Primo, nell'opinione pubblica si registra un pragmatismo sempre più diffuso, per cui sui giudizi pesa piuttosto la coerenza del governo rispetto alle aspettative su sicurezza, lavoro, tasse. Persino l'intestardirsi sulla giustizia può provocare un certo dissenso solo nella misura in cui si ritiene che esso distragga dalle altre questioni, ritenute più urgenti. Secondo, le vicissitudini giudiziarie che riguardano personalità non di primissima fila non producono ricadute significative, tendono a essere circoscritte attorno ai singoli responsabili, e soprattutto si afferma sempre più una simmetria permanente per i fatti giudiziari: agli occhi dell'elettore di centrodestra gli inciampi della propria parte sono ampiamente controbilanciati da quelli degli avversari, e viceversa». Ma qui siamo a una forma di disincanto che precede appunto il cinismo. E Pagnoncelli conferma: «Se è vero che certi fatti non spostano più consenso è anche vero che questo corrisponde a una certa apatia rispetto alla politica».

Anche più benevola è la previsione di Nicola Piepoli: «Intanto nei confronti dell'attuale governo prevale un giudizio positivo. E poi delle sfasature possono esserci sempre, ma agli occhi dell'opinione pubblica si tratta di aspetti poco rilevanti». Quel poco di suggestione negativa «può anche trasferirsi per analogia da un componente del governo a Berlusconi, ma è un fenomeno debole». La pensa così anche Alessandro Amadori, che proprio ieri ha registrato in un sondaggio la fiducia nei confronti di Bertolaso: «Il sottosegretario si è costruito una forte popolarità. Persino quel suo presentarsi sempre in divisa gli conferisce le sembianze di un vero eroe nazionale. Se ci si pensa, gli eroi della fantasia fumettistica hanno proprio questa caratteristica: si presentano sempre con lo stesso abito. Personalmente non riesco a immaginarlo in atteggiamenti equivoci con una massaggiatrice». Forse il 57 per cento è appena un po'al di sotto della popolarità riconosciuta a Bertolaso nei mesi scorsi: «Ma siamo nel pieno della tempesta», osserva Amadori. Che aggiunge: «Vista la situazione internazionale difficilissima, questo viene visto come un governo di emergenza, come il migliore e l'unico possibile ». Tanto da relativizzare il problema della trasparenza. Sarà anche questo un sintomo di disincanto e di apatia?  

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