Gesù, birra e sigaretta: in India nuove violenze
di Gabriella Mecucci
[23 febbraio 2010]
Violenze induiste contro i cristiani nel Punjab: due chiese
protestanti sono state date alle fiamme e sono state distrutte. Gli
scontri sono scoppiati perché è apparso, prima sulle
pagine di un libro per le scuole elementari e poi su altri media,
un'immagine blasfema di Gesù, raffigurato con una bottiglia
di birra e una sigaretta in mano. I cristiani avevano segnalato
l'episodio al governo dello Stato, che aveva deciso la
cancellazione dell'immagine, provocando la violenta protesta degli
integralisti indù. L'aggressività si è
particolarmente scatenata nel nordovest dell'India. Il ritratto
blasfemo, in risposta alla scelta governativa, è stato
esposto per le vie della città di Jalandhar e Batala.
L'ondata di violenza è stata denunciata dall'agenzia
vaticana Fides che racconta in dettaglio lo svolgimento
dei fatti. Alcuni giovani cristiani sarebbero stati coinvolti in
uno scontro perché hanno tentato di rimuovere l'immagine di
Cristo con birra e sigaretta da un mercato di Batala. Un tentativo
bloccato dall'aggressione di un folto gruppo di estremisti
indù. Subito dopo, la violenza si è estesa all'intera
città. Due chiese protestanti sono state attaccate, bruciate
e completamente rase al suolo.I pastori sono stati picchiati a
sangue e versano in gravi condizioni.Per la prima volta il ritratto
blasfemo era apparso su un libro per le scuole elementari, edito da
Skyline Publications a New Delhi. Le prime ad accorgersi
erano state alcune suore cattoliche di Shillong, nello stato di
Meghalaya, che avevano chiesto subito il ritiro del testo. Il
governo aveva prontamente accolto la richiesta. Per tutta risposta,
gli integralisti hanno attaccato sui muri della città il
Cristo blasfemo. Da quel momento ore e ore di scontri, al termine
dei quali, ad essere fermati dalla polizia sono stati solo i
cristiani. Gli artefici della provocazione e dell'incendio sono
invece tornati liberi a casa loro. Un comportamento quello delle
locali forze dell'ordine piuttosto diffuso un po' ovunque
Ampareen Lyngdoh, ministro dell'Educazione di Maghalaya,
ha condannato la scelta fatta dall'editore del testo che sta
all'origine delle violenze. Si è detta "sgomenta" per
quell'immagine pubblicata in un libro che dovrebbe finire nelle
mani di milioni di giovani alunni. Ha fatto sapere che tutte le
copie sono state ritirate dalle biblioteche, dalle librerie, dalle
scuole dello stato. I cristiani in India rappresentano una
nettissima minoranza, pari al due per cento della popolazione, ma
questo non frena l'odio nazionalista di chi identifica la religione
con gli "invasori occidentali". Del resto nel Paese, negli ultimi
cinque anni, sono nettamente aumentati le violenze religiose ed
etniche.
Il dato è stato fornito dal ministro degli
Interni alla Camera. Fra il 2004 e il 2009 gli attacchi estremisti
sono stati 3800. Si tratta naturalmente delle aggressioni rilevate
dalle autorità, ma il numero potrebbe essere nettamente
superiore anche perché molti episodi non vengono denunciati:
chi li subisce infatti preferisce non presentarsi alla polizia
visto che esporsi può significare diventare oggetto di
ulteriori violenze. La crescita dell'aggressività induista
è continua e progressiva: nel 2004 gli attacchi erano stati
in tutto 677, mentre nel 2009 sono diventati 943. Mentre il governo
di Delhi cerca di ricorrere ai ripari, le vittime della violenza lo
accusano di promesse alle quali non corrispondono mai i fatti.Il
caso dell'Orissa è il più eclatante. In un incontro
promosso il 7 dicembre scorso a Berhampur, leader cristiani,
attivisti per i diritti umani e abitanti del Kandhalman, hanno
fatto il punto della situazione: oltre 5mila case bruciate o
saccheggiate, quasi 300 chiese distrutte, più di 50mila
sfollati. Le vittime dei pogrom diffidano del buon esito dei
processi, per questo hanno dato vita ad un'associazione per
difendere chi ha subito gli attacchi dell'estremismo induista. I
problemi irrisolti sono innumerevoli: dalla lentezza della
ricostruzione delle case e delle chiese, all'insicurezza in cui
sono costretti a vivere oggi i non indù. Mentre in tutta
l'India si fa più forte la richiesta che cessino gli
attacchi e che il governo s'impegni realmente a favore della
pacificazione e del rispetto, continuano ad esplodere gravi focolai
di intolleranza e di violenza. Gli episodi verificatesi nel Punjab
non sono altro che la punta di un iceberg che "pesca" in
profondità e contro il quale si fa ancora troppo poco. In
realtà, all'interno del mondo politico regna una grande
divisione sulle scelte da fare. Questo produce una sorta di
paralisi istituzionale, grazie alla quale gli integralisti sono
liberi di continuare a perpetrare violenze di ogni tipo.
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