Cronache di liberal

Ma adesso il premier non ha più alibi

di Giancristiano Desiderio [04 febbraio 2010]

Ah, se l'Italia fosse un paese normale! Quante volte abbiamo ripetuto a noi stessi questa nenia. Il legittimo impedimento approvato ieri alla Camera con l'astensione dei cattolici liberali dell'Udc mira a inserire un po'di normalità nei rapporti tra politica e giustizia disinnescando la doppia bomba della «sovranità elettorale» da un lato e della «sovranità giudiziaria» dall'altro.

L'impedimento legittimo, proposto proprio da Pier Ferdinando Casini, è l'applicazione del buon senso alla anormalità politico-giudiziaria che ormai ci trasciniamo dietro da tre lustri: Silvio Berlusconi ha vinto le elezioni ed è bene che governi, ma per farlo non è necessario stravolgere tutto il sistema della giustizia con i processi in corso e, invece, è sufficiente far ricorso al legittimo impedimento che gli riconosce, in quanto presidente del Consiglio e dunque nell'interesse prioritario del Paese, il suo dovere di governare. Casini e l'Udc hanno scelto l'astensione perché rispetto al disegno legislativo originario il Pdl ha allargato la norma-scudo anche ai ministri. Ma, visto lo scopo, la legittimità del legittimo impedimento rimane e ancora una volta la politica dei moderati si rivela preziosa per la vita delle istituzioni. Ora, finalmente, c'è la possibilità di voltare pagina.

Il regalo più grande che la sinistra possa fare a Berlusconi e alla destra è la continuazione della politica giacobina. Non c'è bisogno di essere berlusconiani per riconoscere che il capo del governo è stato oggetto di un trattamento da parte della magistratura senz'altro degno di miglior causa: basta un po' di sincerità. D'altra parte, non c'è bisogno di essere antiberlusconiani per sapere che il Cavaliere è riuscito a trasformare una sfortuna in una fortuna e a convertire una guerra per lui perdente - il giustizialismo - una guerra per lui vincente - la battaglia per la libertà. C'è bisogno, invece, di non essere né berlusconiani né antiberlusconiani (ma nemmeno poi tanto) per rendersi conto che il Paese, che si sarebbe dovuto sbloccare con il bipolarismo, è da quindici anni bloccato da una politica che ha inoculato in se stessa il virus del giustizialismo e non riesce più a essere elemento di equilibrio tra i poteri e le funzioni degli organi dello Stato. Chi ha davanti agli occhi questo problema sa bene che il legittimo impedimento non è fine a se stesso, ma ha come suo obiettivo la creazione di un'occasione: la possibilità che la politica ritorni a concepirsi come quella unica vita pubblica capace di amministrare lo Stato secondo libertà. Il governo e la maggioranza, una volta superato il problema dei processi del premier, sono in grado di riconoscersi in questa politica? Lo dimostreranno le opere e i giorni che verranno.

Il legittimo impedimento libera la strada di Palazzo Chigi che ora non ha più davanti a sé impedimenti, illegittimi o meno che fossero. Il premier a questo punto non ha più alibi: il suo tempo lo potrà dedicare interamente al suo lavoro di primo ministro e il giudizio degli elettori potrà essere espresso sull'operato del governo e non sui sbagliati provvedimenti giudiziari che ricadono sulla testa di Berlusconi. Ma, se la sinistra ha occhi per vedere, anche il Pd si è liberato dell'impedimento illegittimo che le ostruiva il passaggio: il dipietrismo. Se lo vorranno, ora i democratici e i riformisti potranno accantonare il giacobinismo e se non lo faranno da una parte permetteranno al governo di essere giudicato dagli elettori come il male minore e dall'altra parte continueranno a portare legna al forno di Antonio Di Pietro (tanto per utilizzare una metafora ultimamente in voga). Insomma, il legittimo impedimento vale un po' per tutti, sempre che si abbiano occhi per vedere e orecchie per intendere e non solo bocche per sparlare.   

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