Schifani attacca Di Girolamo
di Alessandro D'Amato
[26 febbraio 2010]
È il giorno del ritorno del ritorno in Italia di Scaglia
(dovrebbe essere arrivato a Ciampino alla mezzatonne di ieri), ma
anche quello delle prime dichiarazioni ufficiali dei politici
riguardo l'inchiesta su presunti episodi di corruzione che ha
coinvolto il settore delle telecomunicazioni. Dopo che sui giornali
erano finiti i nomi di alcuni politici, citati da Nicola Di
Girolamo nelle conversazioni intercettate con gli altri indagati,
è arrivata in mattinata la smentita di Gianfranco Fini, che
nega «con decisione, di aver alcun legame il senatore ed
esclude di averlo "convocato" nei propri uffici o altrove per
incontri o riunioni», come si diceva nelle telefonate. Poi,
è arrivato il duro richiamo di Claudio Scajola: «Ogni
iniziativa giudiziaria che vuole riportare la legalità
è ben accolta ma non c'è dubbio che ogni iniziativa
giudiziaria ha dei contraccolpi. C'è bisogno di una
moralità più forte ma anche di non destabilizzare il
sistema», ha detto il ministro al quale poi hanno fatto eco
il vice ministro alle Comunicazioni Paolo Romani: «Mi auguro
che le inchieste non pregiudichino lo sviluppo delle società
coinvolte », e il presidente di Confindustria Emma
Marcegaglia, che ribadisce la fiducia nei confronti della
magistratura: «Per noi il tema della legalità è
un tema fondamentale su cui vogliamo continuare a lavorare. Abbiamo
anche riconfermato che abbiamo totale fiducia nei confronti della
magistratura e altrettanta fiducia e auspicio che le persone
coinvolte possano dimostrare la loro estraneità ai
fatti». Fino al dietro front serale di Renato Schifani che ha
auspicato la revisione dell'elezione di Nicola Di Girolamo. Il
Presidente del Senato Renato Schifani ha scritto al Presidente
della Giunta per le immunità, Marco Follini, invitandolo
«a riprendere sollecitamente l'esame della questione relativa
alla contestazione e alla proposta di annullamento»
dell'elezione di Di Girolamo «affinché della questione
stessa possa essere investita l'Assem blea già nel corso
della prossma settimana». Anche Mirko Tremaglia, onorevole
Pdl, si è schierato contro il senatore eletto all'estero:
«A me non interessa se il signor Di Girolamo fa parte di un
partito o di un altro. È un delinquente che va trattato come
tale»; mentre Francesco Storace ha detto che «An
è un partito sostanzialmente onesto, collegarla al gruppo
criminoso è una bestialità ». Sempre a
proposito dell'aiuto arrivato al parlamentare, il senatore del Pd
Francesco Sanna, atti del Senato alla mano, sostiene che a salvare
nel gennaio 2009 dall'autorizzazione a procedere Di Girolamo fu
«un ordine del giorno presentato dal senatore Sergio De
Gregorio e sostenuto in aula da interventi di Maurizio Gasparri,
Gaetano Quagliariello, Luigi Compagna, Andrea Pasto».
Curioso il siparietto di omonimie tra due parlamentari
del PdL: la finiana Angela Napoli ha chiesto l'arresto per Di
Girolamo e anche al Parlamento l'Assemdi varare al più
presto le sue norme anti-corruzione per dare un segnale al paese;
Osvaldo Napoli, berlusconiano di stretta osservanza, gli ha
replicato a stretto giro di posta: «Una tale
bestialità non sarebbe venuta alla mente neanche
dell'ideatore dello Stato etico. Pensare che esistano da qualche
parte norme capaci di correggere la natura umana significa
bestemmiare, per chi è credente, per chi non crede significa
però essere fuori di brocca. Una legge disciplina i
comportamenti concreti dell'individuo ma certo non può
intaccare il suo convincimento morale. Neppure
Mussolini».
Intanto la Procura di Roma ha rivelato che sono
complessivamente 80 gli indagati, compresi i 56 raggiunti da
provvedimenti di custodia cautelare, nell'ambito dell'inchiesta ;
il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo ieri era in missione
all'estero per visionare il materiale sequestrato e per avviare le
procedure di estradizioni di alcuni degli arrestati. Sabato
prossimo sarà fuori Roma anche il giudice Morgigni. Oggi
invece ascolterà a Roma le altre persone finite in carcere e
poi si recherà a Milano per interrogare le persone finite in
carcere nel capoluogo lombardo. E si è scoperto che
l'inchiesta giudiziaria ha preso l'avvio in base ad alcune denunce
relative a truffe legate agli sms con i quali gli operatori di
telefonia mobile attivavano all'insaputa dei clienti servizi a
pagamento. Silvio Scaglia, ex ad di Fastweb raggiunto da un mandato
di cattura, era atteso ieri sera all'aeroporto di Ciampino dove
avrebbe dovuto consegnarsi agli inquirenti per essere poi
trasportato a Regina Coeli. «Il mio assistito è
rimasto sorpreso, anche perché si tratta di fatti vecchi di
tre anni. Per ora non si riescono a cogliere elementi nuovi, salvo
l'infedeltà di due dipendenti Fastweb», ha affermato
Gildo Ursini, legale dell'ex presidente di Fastweb. Intanto a
difendere l'azienda si è presentato l'attuale amministratore
delegato Stefano Parisi (la proprietà è passata a
Swisscom da tempo): «Fastweb è sana e sfido chiunque a
trovare che abbiamo fondi neri o contabilità
separata», ha detto a Radio 24, «Il commissariamento?
Non ce n'è bisogno e sarebbe un delitto», ha poi
concluso.
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