Duello Montezemolo-Calderoli
di Alessandro D'Amato
[06 febbraio 2010]
"Da quando noi siamo alla Fiat non ho ricevuto un euro dallo
Stato". Luca Cordero di Montezemolo dà il via alla giornata
della controffensiva del Lingotto e fa scoppiare così la
polemica politica tra Torino e Roma. A margine dell'inaugurazione
dell'anno accademico dell'università Luiss, il presidente di
Fiat decide di prendere posizione sulla questione degli incentivi,
anche se lo fa con diplomazia e l'evidente intenzione di ricucire i
rapporti con l'esecutivo: «Tra Fiat e il governo c'è
un rapporto molto chiaro e molto positivo, di dialogo e di
confronto, così come deve essere. Le scelte industriali che
servono a mantenere competitive un'azienda non potranno essere
disgiunte dal problema di farsi carico delle famiglie e delle
persone», ha detto Montezemolo. Il presidente ha poi
garantito che Fiat «è e rimane italiana, non solo
perché è l'unica azienda il cui nome è
Fabbrica italiana auto Torino ma anche perché da quando sono
presidente e Marchionne è amministratore delegato,
cioè dalla metà del 2004, abbiamo investito nel mondo
25 miliardi di euro e in Italia oltre 16. Oltre due terzi sono
stati investiti in Italia e intendiamo andare avanti su questa
strada».
Poi è arrivata la frase sugli incentivi che ha
scatenato la polemica: «Da quando ci siamo noi la Fiat non ha
ricevuto un euro dallo Stato. Ho visto delle cifre che dicono che
gli incentivi, che sono dati non alle aziende ma ai consumatori,
sono andati per il 70 per cento alle aziende straniere, solo il 30
per cento alla Fiat. Quindi credo che dobbiamo uscire da un
approccio demagogico e guardare alla realtà così
com'è». Una frase detta proprio mentre al tavolo dei
sindacati il responsabile delle relazioni istituzionali Ernesto
Auci ribadiva che l'azienda non avrebbe chiesto incentivi al
governo. Dopo un'oretta arriva la replica di Roberto Calderoli: il
ministro per la semplificazione affida addirittura ad una nota (e
quindi non a un pour parler con i giornalisti, nel quale si
può essere fraintesi), la risposta: «Se è una
barzell letta la dichiarazione di Montezemolo per cui la Fiat, da
quando c'è lui, non ha ricevuto un euro dallo Stato, allora
la barzelletta non fa proprio ridere. Se invece Montezemolo non
scherza e parla sul serio - aggiunge Calderoli - allora la faccenda
assume contorni "sanitari". Non mi attendevo, sicuramente, della
riconoscenza, ma la negazione dell'evidenza mi porterà ad
assumere, a titolo personale, un atteggiamento completamente
diverso e intransigente rispetto ad un'azienda, quale la Fiat, che
i nostri padri consideravano un'azienda di Stato proprio per via
degli interventi statali che ha ricevuto nel corso degli
anni».
Al ministro leghista fa eco Gianni Pagliarini,
responsabile Lavoro del PdCI - Federazione della sinistra :
«Che faccia tosta! Carta canta: Montezemolo sui soldi
pubblici ricevuti dalla Stato non dice il vero. Provi, carte alla
mano, il contrario. Da quando esiste l'azienda ha sempre goduto di
aiuti dello Stato in modo diretto o indiret to. Montezemolo,
quindi, non bleffi e si assuma le sue responsabilità fino in
fondo». Poi il PdCi è tornato a chiedere la soluzione
finale: «Davanti allo scenario attuale c'è solo la
nazionalizzazione dell'azienda come ricetta per salvare lavoratori
e stabilimenti. Con la montagna di soldi versati negli anni,
infatti, lo Stato è, di fatto, il socio di maggioranza del
Cda di Fiat. Né un lavoratore va licenziato e né uno
stabilimento va chiuso: il governo non sia complice della
macelleria sociale che Montezemolo vuole attuare». Critiche
anche dal Partito Democratico: «Montezemolo dice una bugia
grossolana. La Fiat ha sempre ricevuto soldi pubblici. A tal
proposito è necessaria una verifica seria delle risorse che
sono state date in questi ultimi 10 anni all'azienda
torinese», ha detto il senatore Pd Giuseppe Lumia. «Ed
è scandaloso - ha aggiunto - che la Fiat sia decisa a
sacrificare una delle sue realtà produttive più
importanti, per dislocare la produzione all'estero, dove il costo
del lavoro è più basso. Il governo ha la grande
responsabilità di non aver saputo affrontare la crisi.
Piuttosto che tergiversare avrebbe dovuto proporre tempestivamente
incentivi e politiche di rilancio della produzione automobilistica,
per tutelare e promuovere gli stabilimenti italiani».
Anche i sindacati si sono fatti sentire: «Non
voglio entrare in polemica con Montezemolo, ma la Fiat ha sempre
goduto di aiuti statali per impostare la sua produzione in Italia.
E tutti gli italiani questo lo sanno», dice il segretario
generale della Cisl Raffaele Bonanni. «La Fiat deve trovare
un equilibrio tra sostegno sociale, attenzione all'occupazione e
impresa - aggiunge Bonanni - e a Termini Imerese va mantenuta
l'attività, vanno mantenuti tutti posti di lavoro e vanno
rispettate tutte le professionalità». Gli fa eco, su
Termini, Luigi Angeletti della Uil: «La Fiat non può
scaricare le sue responsabilità sul governo e sulla regione.
Il problema non è solo sociale ma in primo luogo produttivo,
bisogna ristabilire un po' di verità, se la Fiat non vuole
più produrre auto, ha la responsabilità di dire quali
prodotti si possono fare a Termini Imerese». Se- condo
Angeletti, «creare valore e ricchezza è il modo
migliore per salvaguardare l'occupazione », mentre «in
Italia la Fiat vende più auto di quante ne
produce».
Nel pomeriggio arriva anche la controreplica di
Montezemolo, che decide di tenere il punto: «Non voglio
replicare a Calderoli », dice il presidente di Fiat, che poi
si rivolge ai cronisti: «Attenti anche voi, perché non
bisogna fare confusione: gli incentivi non sono soldi che vengono
dati alle aziende, ma a chi consuma». E sul tema ha parlato
anche il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, concordando
con l'ad di Fiat, Sergio Marchionne: «Se si fanno
stabilimenti, anche fortemente sussidiati ma che non hanno una
ragione economica non c'è incentivo che tenga», ha
detto la Marcegaglia, che ieri ha presentato il programma di
celebrazione del centenario di Confindustria. «Termini
Imerese è uno stabilimento che non da oggi ha problemi
di minore produzione, logistici e di scarsa efficienza. Il tema
vero non è quello di obbligare un imprenditore a mantenere
uno stabilimento ma di reimpiegare le persone», ha detto
ancora il presidente di Confindustria, ricordano che in queste ore
«si sta ragionando proprio su questo, e c'è anche la
disponibilità della Fiat a contribuire. Questo è un
atteggiamento giusto. Se a Termini non si produrranno auto - ha
concluso - il nostro tema sarà quello del reimpiego».
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