Cronache di liberal

Potevano scegliere fra il disonore

e la guerra. Hanno scelto

il disonore, e avranno la guerra

Winston Churchill

Editoria, rivolta bipartisan

di Francesco Capozza [18 febbraio 2010]

Per il 2010 è prevista «una soluzione tampone» per i contributi all'editoria, ma «Bonaiuti faccia un'accurata ricognizione» relativamente alle testate alle quali vengono elargiti i fondi. Parole di un certo peso, ancor più perché a pronunciarle è stato il presidente della Camera, Gianfranco Fini, durante la premiazione, avvenuta martedì pomeriggio, da parte del quotidiano Il Riformista, come "Politico dell'anno". Proprio il direttore del giornale, Antonio Polito, ha sollevato l'attenzione di Fini sul tema, ironizzando sul fatto che potrebbe essere l'ultimo anno per dare questo premio. «Mi sono personalmente impegnato - ha assicurato il numero uno di Montecitorio - con il ministro Tremonti, che ancora pochi giorni fa ha ribadito a me, e quindi posso riferirlo, che per il 2010 con una soluzione tampone le testate non saranno private dei finanziamenti». Ma, ha aggiunto, «la Presidenza del Consiglio valuti bene le testate presenti nella lista, Bonaiuti faccia un'accurata ricognizione ». Sul tema dei contributi all'editoria si è espresso, nella stessa occasione, anche il segretario della Cgil Guglielmo Epifani, vincitore del premio come "Sindacalista dell'anno". Con «migliaia di giornalisti e poligrafici disoccupati e in cassa integrazione », ha spiegato «gli ammor- tizzatori sociali costerebbero quasi quanto i contributi all'editoria ». E mentre nel Tempio di Adriano si consumava la kermesse del quotidiano col cannocchiale e le parole di Fini facevano eco grazie alle agenzie di stampa, nell'aula di Montecitorio partiva una raccolta firme da parte di tutti i gruppi che in poche ore ha trovato l'adesione convinta di oltre 200 parlamentari.

«I sottoscritti deputati non possono rimanere insensibili all'emergenza che colpisce decine di testate giornalistiche cooperative, no profit, di partito (...). Per questo fanno proprio l'appello lanciato dalle direzioni e redazioni delle testate colpite, affinché la Camera dei Deputati recepisca e approvi come emendamento al disegno di legge di conversione del decreto legge n°194 (cosiddetto "milleproroghe") già approvato dal Senato della Repubblica». Così inizia l'appello firmato da 252 deputati, 46 del Pdl, 177 del Pd e 29 del Centro. Nonostante quasi la metà dei componenti l'assemblea abbiano firmato l'appello, i margini per riaprire a Montecitorio il cantiere del milleproroghe sono però esigui, visto che il provvedimento deve essere convertito in legge entro il 28 febbraio. Fonti di maggioranza riferi- scono che la questione dei contributi all'editoria, sulla quale si è speso - come ricordato - anche il presidente della Camera, Gianfranco Fini, potrebbe trovare soluzione nel decreto legge sugli incentivi che sta mettendo a punto il ministero dello Sviluppo economico. La seconda questione è stata presentata anche al decreto legge sugli enti locali con un emendamento del Governo ma, al momento, la presidenza delle commissioni Affari costituzionali e Bilancio che lo stanno esaminando ha dichiarato inammissibili tutte le proposte di modifica al patto di stabilità interno. I tempi stretti per l'approvazione del decreto a Montecitorio, ora all'esame delle stesse Commissioni, fanno inoltre ritenere alla maggioranza che sarà probabile da parte del Governo la richiesta della fiducia quando il decreto legge arriverà in Aula la prossima settimana.

L'appello dei parlamentari appartenenti a tutti i partiti ha comunque un suo valore, soprattutto politico. «L'iniziativa ha trovato subito d'accordo centinaia di parlamentari di ogni schieramento politico» ci dice il direttore del Secolo, Flavia Perina «oltre a questa iniziativa partita dall'aula, c'è un impegno serrato delle commissioni affinché il problema venga risolto in tempi rapidi. Sia la commissione Attività Produttive che la commissione Cultura stanno lavorando su un testo per ripristinare il decreto "milleproroghe". Il parere favorevole di alcuni relatori è però legato ad un impegno formale a riprendere in mano un progetto di riforma complessiva sui contributi pubblici all'editoria». E, naturalmente, Perina sottoscrive le parole del presidente della Camera sulla necessità di fare "pulizia" nelle richieste di finanziamento pubblico. «Il presidente Fini ha centrato pienamente il vero problema - afferma il direttore del quotidiano vicino al Pdl - il dipartimento per l'Editoria della presidenza del Consiglio (diretto dal sottosegretario Paolo Bonaiuti, ndr) deve fare una profonda scrematura sulle richieste di contributi. Ci sono aziende vere con centinaia di giornalisti che rischiano di chiudere ed altre fittizie che vedono l'edicola una volta sì e dieci no o addirittura che non hanno alcun giornalista dipendente che invece si avvalgono di contributi e procurano un danno a tutti». E in effetti sia Fini che Perina non hanno torto; a leggere gli elenchi riportati in questi da numerosi quotidiani, si scopre che ricevono denaro pubblico pubblicazioni sconosciute ai più. E anche ai meno.    

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