La faccia sporca del boom economico
di Giuseppe Baiocchi
[26 febbraio 2010]
E pensare che qualche anno fa i naturalisti avevano notato con
sorpresa il ritorno dei gamberi d'acqua dolce nel primo corso del
fiume. Segnale inequivocabile di purezza delle acque: il gambero
infatti non riesce a sopravvivere a un pur modesto inquinamento.
Era allora il simbolo di una rinascita inattesa che era tuttavia
limitata al primo corso del Lambro, non lontano dalle sorgenti, in
quel triangolo montuoso che separa i due rami del Lago di Como.
Infatti fino al 1980 le acque del Lambro (cantate come
"limpidissime"dal Petrarca), erano davvero le più sporche e
ributtanti d'Europa. Nei centotrenta chilometri di viaggio fino
alla confluenza con il Po si scaricavano le scorie e i rifiuti del
"miracolo economico", delle migliaia di piccole aziende che avevano
fatto comunque la fortuna industriale della "Brianza felix".
L'odierno disastro ambientale, provocato in maniera
deliberata, fa ripiombare indietro di trent'anni. Al punto da
vanificare il complesso e paziente lavoro di ripristino ecologico
intrapreso da decenni, compresa la creazione del Parco della valle
del Lambro, che è diventato un altro fiore all'occhiello
della creatività brianzola. Il Parco è salvo,
perché sta a monte dell'«incidente » del
deposito di oli combustibili di Villasanta. E tuttavia la macchia
oleosa che sporca Monza, la parte est di Milano, le campagne
lodigiane, e che inquinerà il Po fino alla foce
nell'Adriatico suscita in chi vive in Lombardia e non lontano dal
fiume il senso amaro di uno scoramento che prevale da subito su una
pur legittima rabbia. Infatti è tale il peso e sono
così rilevanti le dimensioni della tragedia ecologica da
lasciare senza parole. E non ci si capacita di come sia stato messo
in atto il piano criminoso, prescindendo completamente dalle
conseguenze negative per una gran parte della collettività.
Certo, si sussurra che non manchino corposi interessi all'origine
del gesto scriteriato. Ma, si tratti di future lottizzazioni, di
nuovi centri commerciali, di mala gestione del deposito di petroli,
è comunque così sproporzionato l'eventuale profitto
privato rispetto al sicuro danno pubblico da non riuscire a trovare
risposta convincente alla domanda angosciante:
«perché»?...
Quel petrolio così indispensabile per l'energia
della società contemporanea si è trasformato in un
imbarazzante e pericoloso rifiuto che uccide la vita della natura:
ha intasato i depuratori di una zona densamente popolata, ha
lasciato tracce a lungo indelebili sulle sponde del fiume, ha
compromesso un intero ecosistema, spingendo molto più in
là negli anni il costoso processo di ripristino e di
bonifica intrapreso da lungo tempo. E, almeno per i lombardi,
vulnera un simbolo doppiamente condiviso. Se il Lambro costituiva
un tempo la "faccia sporca" della rivoluzione industriale (con
l'emblematico nome della "Lambretta", il mitico scooter della prima
motorizzazione di massa costruito negli stabilimenti sulle rive del
fiume) ,era diventato poi il segnale del "riscatto ecologico",
della nuova sensibilità collettiva verso la tutela e il
recupero dell'ambiente particolarmente degradato.
Tutto questo processo virtuoso, per un delitto sciocco,
prima ancora che criminale, si ferma e si aggrava, con costi per la
comunità territoriale particolarmente onerosi. E frantuma
quel legittimo orgoglio di essere comunque all'avanguardia nel
costruire un'idea di sviluppo sostenibile che raggiunga il giusto
compromesso tra le esigenze antropiche e la salvaguardia della
natura, con la fattiva e coraggiosa capacità di correggere
gli errori del passato. Piuttosto, per chi vive intorno al fiume e
al bacino del Po interessato da questo rilevante inquinamento, non
manca la sensazione di sentirsi soli. E cioè che sia il
sistema mediatico nazionale che i Palazzi del potere non abbiano
colto per nulla le dimensioni e le annose conseguenze di questa
tragedia insensata. Sembra infatti che scivoli via, una tra le
tante notizia di cronaca brutta,(molto meno importante delle
inchieste giudiziarie) e non ponga all'intera comunità
nazionale questioni decisive sulla sicurezza, i controlli, la
tutela, la prevenzione e la protezione ambientale. Quasi che il
povero fiume che lambisce anche Milano non sia anch'esso un "bene
comune". Tanto al Parco Lambro non sono in pericolo i concerti
rock....
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