Chi capisce più questi inglesi?
di Mario Arpino
[11 febbraio 2010]
E se Thomas Friedman avesse davvero ragione? Il mondo è
piatto. La globalizzazione ha annullato le distanze, non ha
più importanza in che angolo della terra ci si trovi. Tutto
è trasparente, accessibile in ogni sua parte, come un enorme
campo di gioco. È una conquista della tecnologia, ma anche
una sconfitta dell'uomo. E ciò dispiace. Perché
assieme alle distanze piano piano si attenuano anche le differenze,
si erodono le aspettative, si annacquano le sorprese. E crollano i
grandi miti. Come quello dell'Occidente, quindi dell'America,
quindi dell'Europa, quindi dell'Inghilterra. L'America e l'Europa
sono stati, specie in Guerra fredda, un po' i simboli del mondo
occidentale, ma gli Usa erano lontani, tanto diversi dai comuni
europei. L'Inghilterra ne rappresentava in qualche modo
un'estensione qui tra noi, e per questo aveva - dico aveva - una
suggestione tutta particolare, che non derivava solo dalle
peculiarità folkloristiche cui i libri di inglese ci avevano
così abituati. Ora l'America, vuoi sotto la spinta della
globalizzazione e della crisi economica, vuoi per la strana
politica di Obama, tende a diventare una nazione un po' "come tutte
le altre", perdendo molte delle caratteristiche che la facevano
così speciale. Resta sempre una grande potenza, ma
certamente sta perdendo smalto, prestigio e carisma. L'Inghilterra
risente del riflusso di questo cambiamento e, a sua volta, si avvia
a diventare una nazione come tutte le altre qui in Europa. Prova di
questo inizio di dicotomia con gli Stati Uniti, e con il suo stesso
passato, è la dichiarazione "buonista" fatta proprio ieri
dal portavoce del Foreign Office sulla questione iraniana.
Niente minacce, ma un cortesissimo invito agli ayatollah
perché rivedano la propria posizione sul nucleare e prendano
posizione contro il terrorismo e l'instabilità nella
regione.
Un linguaggio irriconoscibile, quasi europeo.
C'è chi ne gioisce, ma ci sono anche giustificate
preoccupazioni, perché una perversa legge del domino, nel
mondo piatto di Friedman, oggi più di ieri potrebbe portare
a un improvviso crollo di antichi presidii. Forse è
così che, nei millenni, si sono spente alcune tra le
più fiorenti civiltà. Tornando al- l'Inghilterra, si
può dire che (fatte salve alcune eccezioni) ha sempre
seguito nel bene e nel male il destino degli Usa, con i quali,
anche nelle fasi di maggior allontanamento, ha sempre mantenuto
quello speciale legame di cui anche l'Europa si è giovata.
È significativa, a questo proposito, la vicinanza sempre
osservata anche nell'ambito dell'Alleanza Atlantica. Anche fisica,
dato che la disposizione dei delegati attorno al grande tavolo Nato
è sempre alfabetica: United Kingdom e United States sono
sempre vicini. Ricordo una battuta fatta nel 1999 dall'allora
ministro della Difesa Scognamiglio, osservando la vicinanza e la
familiarità di tratto tra il britannico Robertson e
l'americano Cohen: «Credo che se gli Stai Uniti decidessero
di cambiare il loro nome in Zululand, l'Inghilterra, pur di
continuare a sedersi vicino, accetterebbe di cambiare il proprio
nome in Zambiland ». Battute a parte, è un fatto che
Londra ci assomigli sempre di più. Non so se, da europei
veri, stiamo perdendo o guadagnando qualcosa: certo è che,
se davvero ha cominciato ad attenuare la sua identità,
l'Inghilterra cesserà anche di essere un mito. I sintomi si
notano in vari settori, più o meno istituzionali: dal mondo
della giustizia, della politica, militare, anglicano, parlamentare
e sanitario. Per quanto riguarda il pianeta giustizia, come da noi
ed altrove in Europa ogni tanto si dimostra vittima delle
ideologie, mettendosi così in rotta di collisione con
l'interesse nazionale. Poniamo il caso delle conseguenze del
rapporto Goldstone, predisposto su istanza Onu per far luce sui
presunti crimini nei confronti dei Palestinesi durante l'operazione
Piombo Fuso.
Come sempre accaduto, l'Onu amplifica i "crimini"di
Israele e minimizza quelli di Hamas, ritenendone colpevolmente
responsabili i governanti dell'epoca. Che fanno i magistrati di Sua
Maestà? Avvalendosi di un Criminal Justice Act che
conferiva loro una sorta di giurisdizione universale sui crimini
contro l'umanità, accampando l'obbligatorietà
dell'azione penale spiccano mandato di arresto nei confronti di
Tzipi Livni e Ehud Barak, eseguibile se mettono piede sul suolo di
Albione. Qui da noi, nonostante tutto, non siamo ancora arrivati a
tanto, e un qualunque Mugabe ha potuto circolare liberamente per
Roma al vertice della Fao. Mai lamentarsi dei propri magistrati!
Altro esempio di similitudine: anche l'Inghilterra ha avuto il suo
caso Englaro, dove una madre, la signora Kay Gilderdale, con la
collaborazione di una volonterosa infermiera ha soppresso la
figlia, affetta da malattia incurabile, assecondandone il desiderio
di morire.Grande pressione delle sinistre progressiste, e la donna
è stata assolta con la definizione da parte del giudice di
"madre altruista e devota". Beghe anche tra Chiesa - quella
anglicana - e Stato, se venerdì scorso l'arcivescovo di
Canterbury ha stigmatizzato il mancato pentimento di Tony Blair per
aver ordinato la criminale operazione in Irak al fianco degli
americani, con l'esortazione a leggere un po' di più
Dostoewskij. Ciò ricorda la deplorazione del Santo Padre per
la nostra partecipazione alla guerra del Golfo nel 1990-91.
Querelle anche tra militari - 250 perdite in Afghanistan - e
politici, accusati di non fornire soldi, regole adeguate e
materiali migliori per una maggior sicurezza dei soldati nelle
operazioni di counterinsugency. Il generale Andrew Mackay, ritenuto
l'eroe dei recenti combattimenti nell'Helmand del nord, ha
rassegnato le dimissioni per protesta non appena rientrato in
patria. Anche questo da noi non è mai successo, e l'opinione
pubblica non è così radicalmente contraria alle
operazioni in Afghanistan come lo è invece quella
inglese.
Ultimo evento negativo, l'obbligo imposto a 390
deputati su 646 del parlamento di Westminster di restituire ai
contribuenti 1,12 milioni di sterline fraudolentemente lucrate su
indebiti rimborsi per spese di servizio. Anche da noi e nel resto
dell'Europa non sempre i politici sono angioletti, ma parrebbe che
loro stiano accorciando le distanze. È un vero peccato,
perché nell'immaginario collettivo gli inglesi erano ancora
inossidabili, come i piloti della battaglia d'Inghilterra. La
manovra di omogeneizzazione con gli altri comuni mortali europei
sembra iniziata. Ancora qualche progresso - come l'introduzione
dell'euro e la guida a destra - poi l'integrazione potrà
dirsi riuscita.
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