Un pugno in faccia che ci rende orgogliosi
di Mario Arpino
[10 febbraio 2010]
Con i recenti colloqui in Israele e nell'ambito della "tre
giorni romana" di Robert Gates (il Segretario statunitense alla
Difesa), il nostro Governo ha preso una posizione univoca sulle
spinose questioni dell'Asia centrale e minore. O, se più ci
piace, del Medioriente allargato. Finalmente, dopo tanti anni ed
innumerevoli governi, siamo usciti allo scoperto, abbandonando
quelle odiose forme di politically correct così
care alle sinistre europee e di casa nostra, ma senza peso
politico. Basta con i piedi in due staffe: ora siamo di fronte alle
nostre responsabilità. Ne siamo orgogliosi, ma non potevamo
pensare di uscirne indenni. All'Iran, che da noi evidentemente non
se lo aspettava, abbiamo messo un dito nell'occhio. La Guida
Suprema della Repubblica islamica di Iran, Ali Kamenei, aveva
appena annunciato un «pugno in faccia all'Occidente »,
ed ha pensato subito a noi. Forse si sente tradito. Non è
pensabile, infatti, che il tentativo di attacco dei basiji, i
fanatici del regime, contro la nostra sede diplomatica non sia
stato organizzato - nella forma e nell'intensità - da una
non dimostrabile direttiva del palazzo. È solo un
avvertimento, e il pronto intervento della polizia la dice lunga.
Sono tecniche ben collaudate, largamente utilizzate da tutte le
dittature. Chi non ricorda, sino a qualche anno fa, le
dimostrazioni "spontanee"davanti alla nostra ambasciata tripolina
dei fedelissimi del regime, sempre puntualmente allontanati dalla
polizia di Gheddafi? Poi non succede nulla, ma è importante
non farsi intimidire. L'Iran evidentemente gioca al rialzo, ma in
questi ultimi tempi ha trovato risposte adeguate, che lo stanno
facendo incattivire. Il regime va isolato e circondato. Le sanzioni
vanno certamente inasprite, e rincarate a ogni sfida. Ma con
attenzione, perché è necessario ricordare due
realtà.
Lo Stato è già economicamente al collasso
e il popolo iraniano, se danneggiato dalle sanzioni del resto del
mondo, potrebbe riconciliarsi con il regime e ricompattarsi attorno
ad esso.Va anche considerato che l'iraniano medio non è
affatto contrario alla Repubblica islamica, né al
conseguimento di un'autonomia nucleare, di cui l'Iran, che non ha
mai diversificato, ha un estremo bisogno. La bomba è
un'altra cosa, e questa va fermata in fretta, con qualsiasi mezzo
che consenta sufficiente selettività da non andare a
detrimento della popolazione. Fin che sono i basiji ad agitarsi di
fronte alle ambasciate occidentali, non c'è da preoccuparsi.
È però importante che non lo faccia il popolo.
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