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Una democrazia "senz'anima"

di Marco Respinti [12 gennaio 2010]

Una mattina mi son svegliato e ho trovato un'Italia irriconoscibile. Un'Italia che non c'è mai stata, un'Italia che nessuno ha mai conosciuto, un'Italia apatica, abulica, indifferente. I fatti di violenza accaduti nei giorni scorsi nel nostro Mezzogiorno sono noti. Ne conosciamo cause, motivazioni, protagonisti e antagonisti. Nulla è da giustificare, per carità; epperò al contempo sono cose che tutto sommato accadono, che ci stanno, magari che al limite sono persino comprensibili quanto meno nei loro meccanismi. Il gesto stupido e irriverente di uno. La rabbia di un cittadino frustrato. La degenerazione, e poi persino, il va sans dire, lo zampino della criminalità organizzata. Tutte cose che, non solo in Italia, conosciamo.

Ciò che invece non conosciamo, e che ci stupisce, anzi che ci sconcerta e indigna è l'ignavia con cui il Paese, il Paese tutto, prende i fatti. Accendiamo, tutti, i tiggì, anzi le notizie ci sono state battute quasi ad personam sui telefonini e via Internet dalle agenzie stampa, quindi ne leggiamo pure sui quotidiani, ma ci meravigliamo solo per un secondo, qualcuno si strappa le vesti ma per due soli secondi e allo scoccare del terzo ogni cosa rientra, viene inghiottita, è assorbito, presto metabolizzata. In un Paese civile, in un Paese civile davvero, in un Paese cioè diversamente civile, nella sostanza e non solo a parole, la gravità oggettiva dei fatti accaduti al Sud avrebbe scatenato ben altro movimento, e mediatico, e popolare, e civile. Da noi, invece, no. Eccola qua la notizia più brutta di questi giorni, il vero fondo d'inciviltà toccato dal Bel Paese. Nell'Italia che non è mai stata razzista e che non è mai stata intollerante, nell'Italia dove grazie a Dio ci sono sempre gl'italiani che l'Italia la mandano avanti, la nutrono, la dissetano e la curano, nell'Italia che è il vero bene (più che il Paese) rifugio, in questa Italia che non riconosciamo più oggi accade invece l'inaudito. Succede che tutto passa senza lasciare il segno, che tutto scorre senza colpire. Qualche dichiarazione, magari pure buona, da parte del mondo politico, qualche titolone sui giornali, epperò tutto dura lo spazio di un mattino, anzi meno. Dopo di che, si riprende il tran tran, si accende la televisione su qualche de- menziale fuga del cervello, si fa shopping ché i saldi ancora premono, e poi c'è sempre lo stadio. Che differenza corre tra la nazionale di calcio del Togo presa a mitragliate e l'ignavia di un Paese, il nostro, che oramai sa far solo spallucce?

E così però il Paese Italia va in malora, si sfascia dal di dentro. A questo punto non è più però colpa solo di quella politica che accusiamo di tutto soprattutto quando non vogliamo assumerci responsabilità personale alcuna, quando cerchiamo un capro espiatorio per la nostra assenza, per la nostra inconcludenza, per la nostra renitenza. E non è nemmeno colpa solo dell'altro grande imputato classico di questi casi, cioè della stampa. Politica e stampa sono infatti lo specchio fedele di una Paese, e quando politica e stampa deludono, è perché è il Paese stesso a deludere. Cosa ci scandalizza allora di fronte ai pestaggi e alle risse tra immigrati, mafiosetti e cittadini incattiviti? Non il fatto che questo accada, ma che dopo il fatto più nulla accada. Questo vuol però solo dire che il Paese ha toccato il fondo. Che non sa più reagire. Non basta infatti dire che i cittadini italiani, a torto o a ragione vilipesi nei propri diritti di cittadini, reagiscono facendosi giustizia da sé, là dove lo Stato in fin dei conti davvero manca. Non basta. Questa non è infatti una reazione, men che meno una reazione sana. La reazione vera, autentica, quella che manca oggi in Italia, è la reazione morale, lo scatto di orgoglio di un Paese che a questo punto da sé dovrebbe subito pretendere di più, rimboccandosi le maniche per testimoniarne uno spirito esistente seppur rattrappito in gesti vandalici. Manca il famoso e fondamentale colpo d'ala, anzi il supplemento d'anima di un popolo che non deve mostrarsi disposto a diventare macchietta, caricatura, stravolgimento.

Sarebbe bello vedere oggi sorgere dalle risse del Sud un Paese Italia in grado di fare davvero i conti con se stesso, con la propria storia e con la propria identità e quindi di sapersi confrontare anche con la stupidità degli altri. Ma abbiamo la sensazione che oggi in Italia il sensus nationis sia mollemente accoccolato in poltrona armato solo di telecomando.   

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