La Puglia post-bipolare
di Riccardo Paradisi
[29 gennaio 2010]
Il laboratorio Puglia non ha sancito l'inizio di un'intesa
generale con il Pd - che questo fosse il fine dell'Udc è del
resto un'interpretazione fantasiosa di alcuni osservatori, ha
puntualizzato Pier Ferdinando Casini - però ha fatto saltare
lo schema del bipolarismo italiano. Schema su cui ha calato un
giudizio durissimo sul Corriere della sera di ieri un
bipolarista convinto come Angelo Panebianco: «ll bipolarismo
richiederebbe una prevalenza della moderazione sull'estremismo, una
convergenza al centro. È necessario, perché il
sistema duri, che moderazione e convergenza al centro siano,
almeno, le tendenze prevalenti. In Italia non è così.
I difensori del bipolarismo sono contrari alla
moderazione».
In Puglia s'apre una possibilità nuova. Tra
l'opzione estremista a sinistra (Nichi Vendola) e l'imporsi a
destra d'una candidatura d'apparato (Rocco Palese) confermato dallo
stesso Berlusconi nell'ostinazione a non convergere sulla Poli
Bortone «Non mi faccio incantare da Casini» - un nome
sostenuto dal Centro, come quello dell'ex sindaco di Lecce, apre
alla possibilità di una terza via rispetto all'aut aut
coatto del bivio obbligato. Una via che non è pura
testimonianza: "Batterò Vendola"promette Poli Bortone con
una certa cognizione di causa. «È una novella
metropolitana che noi ci schieriamo dove si vince», dice
Casini in una conferenza stampa a Montecitorio, spiegando la
cosiddetta politica dei due forni dell'Udc e rivendicando una
coerenza politica al suo partito che si rivela centrale non solo in
Puglia. «Una coerenza che l'Udc ha dimostrato quando ha
deciso di appoggiare fino in fondo la candidatura di Boccia col Pd,
che non sem- brava proprio vincente. La nostra idea era di poter
avviare un progetto riformista. È il Pd che si è
tirato indietro». Insomma l' Udc non va con chi vince.
«Piuttosto - dice Casini - vince chi va con l'Udc e il 28
marzo lo vedrete». In Puglia d'altra parte Adriana Poli
Bortone è l'unica che al momento può competere con
Nichi Vendola. E il Centro in Puglia vuole costruire
un'alternativa, «mettendo in campo un candidato non targato
Udc, ma un candidato autonomo, che ha le caratteristiche di persona
che sa parlare al popolo pugliese, che è capace di suscitare
emozioni come sa fare Vendola ».
A proposito del rapporto col Pd e replicando alle
critiche e del segretario Bersani che si diceva deluso dalla
condotta di Casini per la sua interlocuzione in alcune regioni col
centrodestra il leader centrista dice di non aver mai pensato che
le regionali fossero terreno di incontro per sperimentare cose
nuove: «Abbiamo sempre detto che sono regionali e basta.
Certo, è importante il fatto che al Nord noi siamo l'unico
argine alla Lega. Ed è rilevante che ci siano degli accordi
con il Pd in alcune regioni. Ma non è una sperimentazione e
poi per noi la legislatura dura cinque anni ». Quello di cui
Casini è però sicuro e su cui mette da subito in
chiaro le cose è che il Centro non ci sta a replicare lo
schema Prodi di "Aggiungi un posto a tavola per l'Udc". «Al
Pd poi dico sveglia! - incalza ancora Casini - sul federalismo non
avevamo sbagliato noi a essere intransigenti. Quello che è
successo per la commissione dimostra che il Pd aveva sbagliato a
pensare che la bicamerale potesse essere occasione di
collaborazione. Tutte le forze politiche, a turno - e que sto vale
anche per la sinistra - cadono nella tentazione di usare la Lega
contro qualcuno». Insomma alle prossime elezioni regionali
l'Udc andrà da sola in sei regioni. Quattro sono invece le
regioni in cui appoggerà il candidato del centrosinistra,
tre quelle in cui ha stretto un'alleanza con il centrodestra. A
riepilogare la situazione è il segretario Lorenzo Cesa:
«Veneto, Lombardia, Emilia Romagna, Toscana, Umbria e Puglia
sono le regioni in cui l'Udc ha messo in campo un proprio
candidato; Piemonte, Liguria, Basilicata e Marche invece vedono
l'Udc schierarsi con il candidato del centrosinistra. Al nord in
chiave anti Lega - spiega Cesa - in Basilicata e nelle Marche
perché c'è già una collaborazione con il
presidente uscente e un'affinità politica e culturale. Nel
Lazio e in Calabria l'accordo è stato già chiuso con
il centrodestra e anche in Campania dove peró "l'alleanza
è in corso di definizione", sto vale anche per la sinistra -
cadono nella tentazione di usare la Lega contro qualcuno».
Insomma alle prossime elezioni regionali l'Udc andrà da sola
in sei regioni. Quattro sono invece le regioni in cui
appoggerà il candidato del centrosinistra, tre quelle in cui
ha stretto un'alleanza con il centrodestra. A riepilogare la
situazione è il segretario Lorenzo Cesa: «Veneto,
Lombardia, Emilia Romagna, Toscana, Umbria e Puglia sono le regioni
in cui l'Udc ha messo in campo un proprio candidato; Piemonte,
Liguria, Basilicata e Marche invece vedono l'Udc schierarsi con il
candidato del centrosinistra. Al nord in chiave anti Lega - spiega
Cesa - in Basilicata e nelle Marche perché c'è
già una collaborazione con il presidente uscente e
un'affinità politica e culturale. Nel Lazio e in Calabria
l'accordo è stato già chiuso con il centrodestra e
anche in Campania dove peró "l'alleanza è in corso di
definizione", precisa Cesa. C'è spazio anche per una
puntualizzazione su legittimo impedimento e processo breve: Casini
lancia un appello al governo e, in particolare al ministro della
Giustizia, sul legittimo impedimento. «Non trasformate questo
vagone in un treno con cento vagoni. L'idea che il legittimo
impedimento per il presidente del Consiglio si estenda ai ministri
e ai sottosegretari non ci potrà far votare quel disegno di
legge. Votiamo il legittimo impedimento solo se riguarda il
presidente del Consiglio. Questo piccolo vagone in corsa non
può riguardare 35 ministri e 50 sottosegretari ».
Insomma l'Udc dice si a una soluzione politica del
conflitto tra potere politico e potere giudiziario e lo fa
attraverso il legittimo impedimento che però deve essere
quello della "versione Vietti"che non lo estende agli altri
esponenti del governo. «Il Ddl Vietti era un modo serio per
chiudere la querelle tra giudici e Berlusconi, per il bene non solo
dell'ordinamento giudiziario ma di tutto il Paese visto che
Berlusconi è il premier. Se quel ddl venisse venisse
svuotato, o meglio riempito, questo ci renderebbe impossibile il
voto a favore, impedendo una convergenza parlamentare».
Casini conclude con una battuta: «Se il ddl Vietti venisse
riempito troppo anche noi, che siamo abituati ai due forni, diciamo
che troppo pizze nel forno non ci stanno...».
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