Cronache di liberal

Mi vergogno del mio Paese

di Gennaro Malgieri [12 gennaio 2010]

Chiamatela come volete, ma la deportazione è incominciata. Da Rosarno a non si sa dove, qualche migliaio di "schiavi" extracomunitari è stato "condannato" a risiedere fuori dai confini della Calabria, in attesa di essere rimpatriato (ma come, con quali rischi, per andare incontro a quale destino, a quello dal quale sono fuggiti?). Dopo la rivolta, la presenza degli africani nella città calabrese non è più possibile. Le autorità che per sedici anni hanno tenuto gli occhi ben chiusi su una realtà disumana, oggi, quando la frittata è fatta, scelgono la strada più comoda, ma forse l'unica oggettivamente possibile, anche per non esporli ad altre rappresaglie, e li allontanano dai luoghi dei misfatti. Qualcuno penserà, non senza ragione, che sia l'ennesima vittoria della malavita organizzata la quale forse sperava proprio in questo esito dal conflitto innescato con la comunità degli immigrati. I quali, disperati, adesso sono mine vaganti per il Paese, difficilmente controllabili dalle forze di polizia e neppure per idea disposti a tornare nei centri di accoglienza provvisori dai quali fuggirono tanto tempo fa per finire non soltanto a Rosarno, ma anche in altri "amene" località dove in nome della civiltà hanno trovato sfruttamento, diffidenza, odio.

È una storia di ordinaria barbarie quella che si è consumata nella cittadina calabrese. Gli innocenti sono i "dannati" sui quali si è riversata la violenza gratuita di alcuni delinquenti che hanno acceso la miccia e, con loro, i cittadini che hanno cercato di difendersi come hanno potuto dalla rabbia degli aggrediti. Chi ha torto, chi ha ragione? Ci chiederemo a lungo se la reazione è stata proporzionata alla provocazione. Sarà interessante scoprirlo. Ma ancor più sarà importante appurare come, quando e chi ha innescato una tale spirale di violenza come mai si era vista tra eserciti di poveri e di diseredati, dal diverso colore della pelle, nel nostro Paese. E bisognerà pure che le responsabilità vengano fuori, non soltanto per una questione di "banale"giustizia, quanto per evitare che avvenimenti analoghi possano ripetersi. E che ciò accada, in presenza di una legislazione in merito che fa acqua da tutte le parti, è probabilissimo. Unita all'imbecillità di chi vorrebbe far sentire il "vento del Nord" soffiare forte su Rosarno e dintorni è addirittura fatale che la guerra dei "dannati della Terra" si rinnovi, magari su vasta scala.

La perdita della ragione, lo smarrimento del senso delle proporzioni, l'immoralità nel definire "nemico"l'altro da noi, di vederlo e considerarlo come un estraneo e perciò indesiderato, invece che promuoverne l'integrazione, con i mezzi e gli strumenti di una legislazione adeguata e supportata dalla considerazione che le identità possono convivere soltanto quando sono abbastanza forti da evitare assimilazioni o colonialismi all'incontrario, tutto questo dovrebbe indurre la classe dirigente del nostro Paese (e non soltanto i politici che mente resi conto che la rivolta innescata dalla loro stupidità criminale ha fatto gettare lo sguardo degli italiani in un pozzo nero dove convivono l'intolleranza ed il disprezzo per la persona: i pilastri dello schiavismo. Loro, più miserabili dei diseredati che hanno messo a soqquadro Rosarno, sostanzialmente hanno proclamato ai quattro venti che la Calabria è una regione sottratta alla potestà dello Stato e saldamente nelle mani delle cosche mafiose, della 'ndrangheta, di sedicenti imprenditori che commerciano in carne umana, di politici indifferenti quando non collusi con la criminalità. Hanno fornito il quadro dai lividi colori nel quale mancano le persone perbene, coloro che sopportano quotidianamente la prepotenza di pochi, che vivono nel degrado sistematico, che vorrebbero essere liberate, ma nessuno accorre quando gridano e neppure quando fanno sentire il loro straziante silenzio.

È incredibile, ma gli schiavi del Togo, del Congo, del Benin, della Costa d'Avorio che per anni hanno colto arance e mandarini nella Piana di Gioia Tauro, compensati con la miseria di venti euro al giorno (dei quali cinque dovevano versarli ai "caporali"che li facevano lavorare per quattordici, quindici, sedici ore e in alcune stagioni li smistavano in Campania ed in Puglia per raccogliere altri frutti della terra che per loro erano maledizione divina), sono riusciti nel "miracolo" di aprire gli occhi ai civilissimi italiani sulla piaga dello sfruttamento. Clandestini o meno, poco importa. Sono esseri umani ai quali prima della legge degli uomini va applicata quella di Dio. E se gli uomini non sono in grado di provvedere ai bisogni dei loro simili, vuol dire che la barbarie ha fatto progressi di fronte ai quali dovremmo sentirci tutti in colpa. È stato scritto: stiamo dalla parte dei negri (e c'è pure chi si è risentito per quel "negri" senza dare peso alla sostanza, posto che la parola non designa nulla di negativo, come tutti i dizionari della lingua italiana attestano: è soltanto ipocrisia e negligenza quella che vorrebbe dare nomi diversi alle cose). E da quale altra parte si dovrebbe stare di fronte a ciò che è accaduto a Rosarno? A cinque giorni dai tragici eventi, più le cronache ci inondano di particolari e più vediamo sotto ai nostri piedi sprofondare una società che ritenevamo accettabilmente ordinata. In realtà il contatto con un'Italia senz'anima è talmente disarmante da invogliarci a fuggire, ma non possiamo farlo ovviamente. E dobbiamo appellarci a tutte le nostre forze per resistere alla tentazione dell'abbandono quando apprendiamo dalla televisione e dai giornali che il tutto - la tragedia ed i suoi esiti - rientra nella grande questione attinente all'ordine pubblico. Se è così ed è in tal modo che politici ed analisti considerano i fatti di Rosarno, siamo lontanissimi dalla soluzione del problema.

Non è, se non secondariamente, una questione di polizia, per dirla tutta. Ma una questione culturale che innesca atteggiamenti politicamente rilevanti. Se non si riflette sull'immigrazione e su ciò che la determina, sulla povertà insostenibile e sulla ricchezza ingestibile, sulle identità e sulla violenza che cerca di legittimarsi attraverso l'uso spregiudicato di una religione, se non si immagina di potere e di dover costruire ponti tra le civiltà, ma soltanto attizzare fuochi di inimicizia nella speranza che il "diverso" resti lontano da noi, tutto sarà vano ed il mondo occidentale si autodistruggerà. Possibile che da Rosarno vengano moniti di tale portata? Possibile. Non possiamo fare altro che dichiarare guerra allo schiavismo e ripensare il nostro ruolo nel mondo, insieme con altri popoli, altre culture, altre civiltà. È il solo modo per salvare ciò che resta di un Occidente in bilico tra rinascita e tramonto.       

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