Cronache di liberal

Può vincere Draghi il "tedesco"?

di Carlo Lottieri [27 gennaio 2010]

C'è qualcosa di contraddittorio nella passione con cui solitamente ci si schiera a favore dei candidati italiani a cariche di livello europeo, poiché non ha senso dirsi di continuo europeisti e poi, al dunque, svelare il proprio sciovinismo. Proprio questo è però successo in occasione della decisione di nominare Mr. Pesc. In quella circostanza destra e sinistra furono compatte dietro all'ipotesi, poi tramontata, di assegnare l'incarico a D'Alema. E perché? Semplicemente perché era italiano. Qualcosa di simile potrebbe verificarsi ora con l'ipotesi che Draghi vada a sostituire Trichet alla testa della Bce. Ma puntare su Draghi solo perché è un connazionale sarebbe assurdo; tanto più che vi sono più altre e più solide ragioni per sostenerne la candidatura.

Il profilo che ha assunto in questi anni è quello di un banchiere ostile ad accettare politiche lassiste.Finora la Bce ha retto perché è stata insediata a Francoforte e ha cercato di rifare il marco a livello continentale; e se i tedeschi hanno giustamente paura di veder indebolire la valuta comune, è ragionevole ritenere che Draghi sia una garanzia proprio per evitare un esito di quel tipo.Per giunta, con Draghi si potrebbe avere una gestione "tedesca" senza avere un nordico. In un'Europa in cui le realtà nazionali continuano a contare in maniera significativa sarebbe una buona cosa che una lezione di serietà e rigore potesse venire da un Paese tutt'altro che virtuoso. Per certi aspetti, nonostante la situazione disastrosa della Grecia e i terribili scricchiolii che vengono dalla Spagna, l'Italia - a causa del debito astronomico e delle dimensioni comunque rilevanti dell'economia - continua a essere la principale minaccia alla stabilità dell'Europa e quindi al futuro dell'euro stesso. Se ci si chiede cosa potrebbe succedere all'economia continentale il giorno in cui la Grecia dovesse crollare su stessa, figuriamoci se la domanda non diventa ancor più drammatica quando non si parla di Atene,ma di Roma.In questo senso Draghi va tenuto in seria considerazione perché è un italiano che può continuare a difendere una linea di rigore anche nel momento in cui il quadro generale dovesse farsi drammatico. Per giunta, tale eventuale successo tricolore potrebbe compensare il nostro Paese delle due più recenti frustrazioni: la mancata elezione di Mario Mauro al vertice del Parlamento europeo e la bocciatura della candidatura di D'Alema. Avremmo un italiano un po' inusuale, ma anche questo è solo positivo. La decisione finale dipenderà da molte cose e ci sono poi ovviamente alcuni elementi che possono giocare contro Draghi: a partire dal fatto che egli è stato per anni una delle figure di punta della Goldman Sachs.Tre anni era una nota di merito, ma ora le cose sono cambiate radicalmente: non dovrebbe però essere così, dato che la permanenza in quella grande banca gli ha solo permesso di conoscere dal di dentro realtà fondamentali. A pesare, soprattutto, saranno le logiche politiche. È chiaro che il Portogallo è molto impegnato nel sostenere il proprio candidato alla vice-presidenza della Bce e, se dovesse farcela, un Presidente italiano sarebbe una soluzione impossibile. Ma soprattutto appare evidente che i tedeschi puntino su Axel Weber, che è alla testa della Bundesbank. In questo quadro, non è escluso che il governo italiano stavolta si riveli un deciso alleato di Draghi: e questo a dispetto della ben nota antipatia che l'oppone a Tremonti. Il governo potrebbe comunque appoggiare Draghi non solo "ufficialmente"( perché italiano), ma anche "nei fatti", dato che è nell'interesse della maggioranza e soprattutto del ministro dell'Economia far prendere all'inquilino di via Nazionale la strada per la Germania. Oggi come oggi, i giochi sono aperti. E certo si tratta di una candidatura che potrebbe crescere.   

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