Cronache di liberal

Non tradite le vittime del terrorismo

di Giancristiano Desiderio [19 gennaio 2010]

Cesare Battisti è un terrorista, condannato dalla giustizia italiana più volte all'ergastolo e attualmente rifugiato in Brasile. Sarà finalmente consegnato allo Stato italiano?

La domanda non è fuori di luogo per un motivo semplice che è giunto alle nostre porte e al quale noi rifiutiamo di credere: sebbene la Corte suprema abbia dato il suo benestare per l'estradizione dell'ex leader dei Proletari armati per il comunismo, il presidente Lula sarebbe intenzionato a tutelarlo concedendogli l'asilo politico. Tra due settimane Silvio Berlusconi sarà in Brasile e quindi la diplomazia italiana avrebbe almeno chiesto di non concedere l'asilo a Battisti subito dopo la partenza di Berlusconi: meglio attendere almeno un mese. Insomma, un accordo tra Stati o tra governi o tra presidenti per limitare i danni di una decisione che, comunque la si voglia giudicare, è uno schiaffo alla legittimità e all'autorevolezza dello Stato italiano e alla nostra vita democratica. Ecco perché, signor presidente del Consiglio, ci rivolgiamo direttamente a Lei e le chiediamo di scongiurare questo scenario al quale non crediamo e non vogliamo credere, ma che se dovesse risultare reale sarebbe un'offesa per lo Stato, per il suo governo e per la memoria delle vittime dell'assassino Cesare Battisti. Signor presidente, è vero? Bisogna ricordare chi è Battisti. Infatti, il leader dei Pac è stato condannato con sentenze definitive all'ergastolo e ad un periodo di isolamento diurno, oltre che per banda armata, rapine, armi, gambizzazioni, per ben quattro omicidi: in due di essi (omicidio del maresciallo degli allora Agenti di Custodia Antonio Santoro, Udine 6 giugno 1978; omicidio dell'agente Andrea Campagna, Milano 19 aprile 1979), egli sparò materialmente in testa o alle spalle delle vittime; per un terzo (Lino Sabbadin, macellaio, ucciso a Mestre il 16 febbraio 1979) partecipò materialmente facendo da copertura armata al killer Diego Giacomini; per il quarto (Pierluigi Torregiani, Milano 16 febbraio 1979) fu condannato come co-ideatore e co-organizzatore. Gli omicidi Sabbadin e Torregiani, infatti, furono compiuti a distanza di un'ora l'uno dall'altro, nello stesso giorno (16 febbraio 1979, appunto, a pochi giorni dagli omicidi di Guido Rossa ed Emilio Alessandrini), perché responsabili, secondo "la giustizia proletaria", di avere reagito a rapine che avevano subito poco tempo prima. Furono uccisi perché mai avrebbero dovuto reagire ai proletari costretti alle rapine per sopravvivere. La stessa organizzazione (Proletari Armati per il Comunismo, Pac), di cui Battisti era uno dei capì, organizzò i due omicidi in contemporanea per darvi maggior risalto: un gruppo agì a Mestre (tra essi Battisti), un altro a Milano.

Quando si parla di Cesare Battisti - poi rifugiato in Francia, a Parigi, e qui diventato anche apprezzato e ammirato scrittore di romanzi, anima delicata - si parla di questo tipo di terrorista. Si parla soprattutto di vittime, vite, famiglie distrutte con il piombo della pistola armata dall'odio ideologico e dal delirio fanatico. Signor presidente, nessuna ragion di Stato - nessuna ragion commerciale, diplomatica, internazionale - può giustificare un accordo, tacito o meno, per riconoscere a Cesare Battisti l'asilo politico. Vorrebbe dire riconoscere l'irriconoscibile e uccidere ancora una volta le vittime.  

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