Il dilemma del Cavaliere: o la guerra o il governo
di Giancristiano Desiderio
[13 gennaio 2010]
O lo Stato o il partito: è il bivio che ha davanti Silvio
Berlusconi. È un bivio tutto politico che inevitabilmente
condizionerà il prosieguo della legislatura, ma anche il
carattere futuro del centrodestra. Il dilemma può essere
detto con un'altra formula che sembra retorica ma che ci mostra con
buona dose di realismo che cosa dovrà scegliere il
presidente del Consiglio: o la forza della legge o la legge della
forza. Se Berlusconi sceglie la prima strada - che contempla il
legittimo impedimento, il processo breve senza norma transitoria,
il lodo costituzionale - allora trasforma i suoi casi giudiziari in
un'occasione per riformare la giustizia e così privilegia le
istituzioni. Se, invece, Berlusconi sceglie la seconda via - che
riguarda il legittimo impedimento, il lodo costituzionale, ma anche
il processo breve con la norma transitoria che fa decadere i suoi
processi e stravolge tribunali, avvocature, risarcimenti - allora
trasforma il dovere legislativo di riformare la giustizia in
un'occasione per liberarsi dai suoi processi. La prima strada
è la giusta affermazione della legittimità dello
Stato; la seconda via è l'affermazione della
parzialità della scelta del Pdl e della Lega che si fanno
forti della forza dei loro numeri. La prima strada garantisce al
capo del governo di governare, lo tutela dalle interferenze
giudiziarie della lunga stagione giacobina e gli riconosce persino
una qualità da statista; la seconda via cancella i processi
in corso e quelli di Berlusconi, gli consente di governare ma
rafforza solo apparentemente l'esecutivo che, invece, si
ritroverà isolato dalle altre forze parlamentari senza
risolvere i suoi problemi interni. Quale delle due strade è
dunque più conveniente per Silvio Berlusconi?
Conviene ricordare un fatto preciso. Fu Pier Ferdinando
Casini, dopo la bocciatura da parte della Corte costituzionale del
lodo Alfano, a proporre la legge per il legittimo impedimento.
Casini e l'Udc hanno sempre riconosciuto che in Italia da oltre tre
lustri c'è un "problema giustizia" che funziona come
elemento perturbativo dell'equilibrio tra le istituzioni. Al
contempo, però, i cattolici liberali si sono sempre
rifiutati di buttare il bambino - le istituzioni - con l'acqua
sporca - i processi di Berlusconi - e hanno sempre proposto una
sicura strada istituzionale per garantire insieme governo e
giustizia. È difficile, dunque, dire - come si leggeva ieri
suoi giornali - «basta con i giochi di Casini»
perché il torto dell'Udc è solo quella posizione
ragionevole che utilizzando le stesse modalità
costituzionali evita di trasformare lo scontro politico in un muro
contro muro su di un tema - la giustizia - che a conti fatti
è la ragion stessa dell'esistenza di uno Stato. La scelta
che Berlusconi farà sarà autonoma e non può
essere motivata in negativo come se fosse una scelta obbligata -
«i giochi di Casini» o «l'ostruzionismo della
sinistra» - dal momento che il governo e la maggioranza hanno
ampi margini di manovra. La verità è che qui si
misura la "nobilitate" del Berlusconi uomo di governo e di
Stato.
Il passaggio è delicato. Berlusconi lo sa
benissimo. Per questo motivo la riforma della giustizia, nelle sue
variegate forme, è stata accompagnata dal "proclama" sulle
tasse ridotte entro la fine del 2010 a due aliquote.Tutto è
stato concordato con Tremonti al fine di evitare divergenze o
addirittura sconfessioni come avvenne sul taglio dell'Irap. Sul
punto in questione - che è direttamente proporzionale alla
questione giustizia - anche Fini ha più di un dubbio. Ne
parleranno nell'incontro che avranno i due "co-fondatori". Ma, al
di là delle previsioni e della chiromanzia politica, una
cosa è certa: se Berlusconi si decide per la strada "legge
della forza" imporrà la sua "sovranità"al Pdl che si
vedrà così legato mani e piedi al destino della Lega.
Il Pdl diventerà così davvero ciò che dicono
le sue lettere: partito della lega. Ma questo partito egemonizzato
dalla Lega quanto durerà? In questo partito in cui la
volontà dell'ex leader di An vale molto meno di un ministro
leghista cosa accadrà una volta che non ci sarà
più alcuna possibilità di dialogare con i moderati?
Una volta chiusi, per volontà di Berlusconi, i canali di
dialogo con Casini come si limiterà il potere della Lega? Si
sa: Berlusconi ha in mano una gran quantità di sondaggi che
gli riconoscono fiducia e popolarità. Dopo l'aggressione di
Milano, Berlusconi sente di avere il vento a favore e questo lo
potrebbe indurre a scegliere la via dell'azzardo facile per
risolvere alla radice la questione giudiziaria. Eppure, ciò
che i sondaggi non dicono è che il calcolo di Berlusconi non
tarderebbe a rivelarsi miope: il giacobinismo e il dipietrismo ne
ricaverebbero nuova linfa, mentre il Pdl isolato dai moderati
sarebbe prigioniero di se stesso fino a perdere la natura di
partito moderato.
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