E i cattolici dicono no
di Giancristiano Desiderio
[08 gennaio 2010]
Alla fine, il Pd paga le sue incertezze e l'Udc si allea con la
Polverini: è lo sbocco naturale per i cattolici che si
riconoscono nelle posizioni dell'Udc. «È un accordo
con la Polverini e non con i partiti della sua coalizione» ha
voluto precisare Lorenzo Cesa. Però, non si può
fingere di non vedere che per l'Udc è stato molto più
facile trovare un'intesa sui programmi con la candidata che viene
dal'Ugl proprio perché c'è stata una
pre-condizione positiva: un accordo su alcuni valori di
fondo. Il resto è venuto da sé. La stessa cosa,
evidentemente, non è avvenuta sul versante opposto. Anzi, lo
stallo del Pd ha prodotto l'uscita a sorpresa della candidatura
radicale di Emma Bonino che rappresenta l'esatto opposto della
posizione Udc. A sinistra l'accordo pur non essendo impossibile -
come dimostrano le altre scelte in altre regioni - è meno
praticabile proprio perché non c'è un comune
linguaggio che venga prima dell'esistenza dei partiti. Insomma, se
a destra i partiti sono la conseguenza dei valori, a sinistra i
valori sono la conseguenza dei partiti e l'intesa diventa
più faticosa o artificiale. Per capirlo o trovare una
conferma si può anche immaginare un elettore dell'Udc che
per consuetudine sicuramente per tradizione finora ha votato per
un'area di centro e di destra e che ora, invece, dovrebbe spostarsi
sul versante opposto: sarebbe un sacrificio. C'è
poi il programma. La Polverini ha alcune priorità che sono
la famiglia, la sanità, il lavoro. Soprattutto sulla
famiglia l'intesa è stata facile, c'è già un
lavoro comune. Sugli altri punti, dal momento che c'è molto
da fare, non è stato difficile ritrovarsi. Ma sul programma,
poi, ciò che conta è soprattutto il lavoro pratico,
ossia la paziente e perseverante realizzazione. Insomma, la
candidatura della Polverini con l'appoggio dell'Udc rimette in
campo su scala regionale - ma di una regione importante - un
centrodestra in versione classica, ma con un metodo nuovo.
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