Dov’è il partito di governo?
di Giancristiano Desiderio
[07 gennaio 2010]
Forse Emma Bonino è stata ispirata da Nanni Moretti o
magari la battuta le è uscita semplicemente così,
naturale; sta di fatto che quanto ha detto ieri è la pura e
semplice verità: «Mi sembra si siano infilati in un
patetico dibattito interno». Chi sono? Beh, quelli del Pd,
è ovvio, no? A sinistra, ormai lo sanno proprio tutti,
c'è sempre un dibattito in corso, anche quando è
tempo di piantarla e di prendere una necessaria e sana decisione
loro dibattono, mentre gli altri prendono decisioni politiche che,
per forza di cose, prendono in contropiede la sinistra che è
eternamente in ritardo. La sinistra è un treno in ritardo
che non passa mai.
Il ciclone Marrazzo è stato quello che è
stato. Una mazzata sulla schiena che ancora la sentono. Tuttavia,
dovrebbe avere anche dei vantaggi. Se è vero che la
candidata del Pdl, quella Polverini vicina a Fini, è
vincente, è anche vero che dopo aver toccato il fondo non si
può fare altro che risalire. Insomma, per paradosso le cose
dovrebbero essere più facili proprio quando sono più
difficili, quasi disperate. Invece, anche con Pier Luigi Bersani,
uomo politico dotato di senso della realtà, il Pd tarda a
ingranare la marcia giusta e il suo treno è ancora in
ritardo. Ora e solo ora che Emma Bonino è la candidata
radicale per il Lazio è stato dato il "mandato esplorativo"
al presidente della Provincia Nicola Zingaretti. Casini e l'Udc
aspettano, attendono, temporeggiano, ma non si può aspettare
vita natural durante, perché la vita natural durante non
è infinita. Se poi si aggiunge che il Pd va in ordine sparso
praticamente ovunque, dal Lazio alla Campania, dalla Calabria alla
Puglia, si capisce che l'eterno ritardo è figlio di
contrasti interni e di una confusione mentale che non lascia ben
sperare neanche per il futuro prossimo. Lo hanno definito "il
partito dei depressi".
Il giudizio è di quelli cattivi, ma qualcosa di
vero ci dovrà pur essere se da quelle parti non si ride mai
se non a denti stretti. Zingaretti ha un handicap: il tempo. Andava
bene ieri l'altro, quando non c'era ancora la Bonino in campo. Ma
ora? Si ipotizza: andranno tutti con Emma. Tutti sì, ma
senza i cattolici. Insomma, è un pasticcio che fa capire una
cosa che hanno capito un po' tutti e che giustamente preoccupa una
come Enrico Letta: il Pd non riesce a fare alleanza. Si può
vivere anche senza alleati, ma se aspiri a governare un Paese come
l'Italia e sei minoranza da sempre il problema te lo devi pur
porre. Allora, riepilogando: il problema che ha davanti a sé
oggi il Pd non è quello di vincere, bensì quello di
perdere bene. Per perdere bene Bersani e D'Alema, al di là
delle tattiche e della candidature, devono mettere in conto anche
di investire su nomi importanti di livello nazionale o su giovani
che diano il senso di una scelta e di una presenza viva e futura
dei - come si dice - riformisti. Casini e l'Udc, come dimostra il
caso della Puglia, sono lì a fare la loro parte, ma se il Pd
se ne sta in disparte a leccarsi le ferite della lotta congressuale
non è difficile, è impossibile creare un'alleanza
riformista.
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