L’unico «forno» resta l’Italia
di Francesco D'Onofrio
[27 gennaio 2010]
Sarebbe finalmente auspicabile che avversari e commentatori
politici abbandonassero definitivamente la stantia lamentela della
cosiddetta linea dei «due forni», di cui hanno accusato
l'Udc, per affrontare una volta per tutte - anche e soprattutto
alla luce del voto pugliese delle primarie del Pd - la sostanza di
una strategia politica, che proprio dal risultato elettorale del
2008 ha tratto origine e fiducia. Unità nazionale contro
qualsivoglia ipotesi di una presunta nazione padana; un
centrodestra istituzionalmente mite e socialmente equilibrato; un
centrosinistra capace finalmente di passare dall'illusione
maggioritaria alla realtà politica dell'alternativa. Sono
state queste le tre linee di fondo che l'Udc ha perseguito fin dal
momento del risultato elettorale del 2008, che ha affrontato con la
forza tranquilla della propria identità, peraltro non
rinchiusa in una vocazione minoritaria di testimonianza ma -
degasperianamente, appunto - con la vocazione di essere ad un tempo
promotrice di cultura di identità e di governo. L'imminente
turno elettorale regionale sta pertanto assumendo le
caratteristiche di una - se si vuole insistere nella "litania" dei
«due forni» - strategia appunto dei «tre
forni». Identità nazionale, al Nord sia nel senso di
una campagna solitaria in Veneto e Lombardia, sia nel senso di una
alleanza antileghista in Piemonte nel nome di una Unità
nazionale che costituisce appunto il bene supremo per l'Udc, pur
nella sensibilità autonomistica e persino federalistica
dell'ispirazione sturziana dell'Unione di centro. Un centrodestra
istituzionalmente mite e socialmente equilibrato, come quello al
quale si è concorso - al Centro - con il sostegno alla
candidatura di Renata Polverini nel Lazio. Un centrosinistra capace
finalmente di passare dall'illusione maggioritaria alla
realtà politica dell'alternativa, come il risultato delle
primarie pugliesi non ha dimostrato. Ed è questa la ragione
di fondo per la quale lo stesso Partito democratico è
chiamato ad una valutazione complessiva di queste primarie,
perché si è trattato ancora una volta - a nostro
giudizio - di scegliere tra le difficoltà di un popolarismo
riformista e le apparenti semplicità di un populismo
movimentista.
Il progressivo e forse ancora non compiuto superamento
della tentazione bipartitica, racchiusa nella pretesa
costituzionalmente ambigua del cosiddetto "voto utile", che
imperversò durante la campagna elettorale politica del 2008,
e l'affermazione, ancora molto ambigua, di un bipolarismo
sostanzialmente coincidente col bipartitismo, hanno pertanto
rappresentato e rappresentano i passaggi nodali di questa molto
intensa stagione elettorale regionale. L'Unione di centro aveva
iniziato questa impegnativa strategia con una nitida e forse non
del tutto compresa dichiarazione pubblica, che affermava appunto
essere la strategia politica dell'Udc: quella di una sorta di
missile a tre stadi: Unità nazionale innanzitutto; un
centrodestra popolare e non populista; un centrosinistra
riformatore e non movimentista. E la candidatura di Adriana Poli
Bortone è una candidatura di governo, come i pugliesi stanno
già ampiamente comprendendo. Nel corso degli ultimi mesi
siamo stati purtroppo petulantemente assaliti dall'accusa di
opportunismo e di "doppio forno": l'ormai imminente avvio della
campa- gna elettorale regionale può finalmente costituire
pertanto un'occasione di riflessione seria sul significato del
missile a tre stadi che l'Udc ha lanciato al sedicente bipolarismo
Pd-Pdl.
Non vorremmo che all'indomani del voto regionale si
scoprisse che vi è anche la nuova dimensione dell'area
mediterranea di libero scambio che costituisce per tutti il futuro
impegnativo e promettente, se si conserva dell'Italia l'idea che
abbiamo noi. A quel punto potrebbe persino scoprirsi che esiste un
"quarto forno": quello siciliano. Se infatti dell'Italia si ha
un'idea che è sensibile alle diversità territoriali -
come proprio il siciliano Luigi Sturzo ci aveva insegnato -
è proprio dalla Sicilia che l'Unione di centro si impegna a
far venire un messaggio che è ad un tempo siciliano e
nazionale, come seriamente pensosi della tutela dell'interesse
nazionale sono i cosiddetti "tre forni" della strategia complessiva
dell'Unione di centro medesima.
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