Primarie: il Grande Equivoco
di Francesco D'Onofrio
[13 gennaio 2010]
Si sta discutendo molto delle primarie - da qualche tempo a
questa parte, con crescente intensità - soprattutto in
conseguenza del risultato rilevantissimo che esse hanno avuto nel
contesto della candidatura di Obama alla presidenza degli Stati
Uniti d'America. Quel che sembra in qualche misura mancare sino ad
ora è proprio la considerazione del rapporto molto stretto
tra primarie da un lato e sistema istituzionale complessivo,
partiti politici e corpo elettorale dall'altro.
Senza affrontare dettagli troppi numerosi
dell'esperienza statunitense concernente le primarie, appare di
tutta evidenza che il sistema statunitense si è strutturato
sin dall'inizio su un modello presidenziale derivante dalla
monarchia britannica; che in esso non operano partiti politici
autenticamente continentali; che il rapporto tra i partiti politici
- che pur esistono nella specifica identità di democratici e
repubblicani - e corpo elettorale, non giunge fino al punto di una
vera e propria elezione popolare continentale diretta del
Presidente degli Stati Uniti, perché - come non sempre viene
tenuto in considerazione - il sistema elettorale presidenziale
statunitense risente della sua natura federale, sì che anche
le primarie sono disciplinate negli Usa dai singoli Stati della
federazione.
Pertanto, allorché si parla delle primarie in
Italia e si fa riferimento soprattutto all'esperienza statunitense,
occorre come sempre aver molto chiaro il percorso storico ed
istituzionale dei due Paesi, e non limitarsi ad assonanze puramente
verbali (le primarie), o prevalentemente mediatiche (la
capacità più o meno posseduta di "bucare" lo
schermo). Il dibattito italiano sulle primarie deve pertanto essere
solidamente ancorato alla visione complessiva del sistema
istituzionale che si ha o si propone (fortemente basato sulla
rappresentanza o sul governo); all'idea di partito che si ha o si
propone (soggetto autonomo con capacità di decisione o mero
strumento di consultazione dell'opinione pubblica); alla
sovranità popolare che si intende porre a fondamento
dell'esperienza democratica (illimitata e decisiva per le scelte di
governo o limitata come la Costituzione italiana preve- de proprio
all'articolo 1, allorché si definisce la Repubblica
italiana).
Il rapporto tra le primarie e il sistema istituzionale
complessivo costituisce, pertanto, il fondamento stesso di un
discorso sulle primarie, perché è di tutta evidenza
che queste hanno rilevanza più significativa nei modelli
presidenziali, soprattutto se questi - a differenza dagli Stati
Uniti d'America - si fondano sull'ipotesi di un voto popolare
universale e diretto sulla persona chiamata a governare il sistema
medesimo. Ne deriva di conseguenza che anche la strutturazione dei
partiti politici, in riferimento al sistema delle primarie, svolge
un ruolo decisivo sul tipo di primaria da adottare: chiusa tra gli
iscritti al partito o aperta a tutti gli elettori. Se infatti le
primarie si svolgono soltanto tra gli iscritti al partito, è
di tutta evidenza che occorre accertare cosa significa questa
iscrizione: pura simpatia elettorale o anche concorso decisivo alla
scelta degli organi di governo dei partiti? Nel primo caso, le
primarie concorrono a definire la scelta della linea politica del
partito; mentre, nel secondo caso, si limitano ad una scelta tra
persone che condividono del tutto la linea politica medesima.
Il rapporto con il sistema istituzionale complessivo
è pertanto fondamentale per comprendere di quale primaria si
parli e, quindi, se si è in presenza di un modello
prevalentemente personalistico e mediatico, o di un modello
partecipativo e politico. Anche in riferimento alle primarie - come
per il sistema elettorale - occorre pertanto capire cosa significa
per esse la scelta federalistica del sistema medesimo; cosa
significa la scelta del modello di governo - prevalentemente
parlamentare o prevalentemente presidenziale -; cosa significa per
esse la scelta tra un modello di partito che decide la propria
linea politica nel congresso; e un modello di partito che trasforma
il congresso sostanzialmente in un sondaggio.
Non si può pertanto in astratto essere
favorevoli o contrari alle primarie: occorre, anche in questo caso,
uscire dalle nebbie e collocare l'orientamento medesimo nel
contesto di una scelta complessiva concernente il rapporto tra
partiti e popolo.
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