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L'Osservatore guarda lontano

di Luigi Accattoli [12 gennaio 2010]

Il problema è innanzitutto umano: così ha detto ieri il Papa sulla rivolta e la cacciata dei neri da Rosarno. Lo stesso hanno affermato, con straordinaria coralità, la Curia Romana, la Cei, la Chiesa locale, i preti e i volontari delle tre parrocchie di Rosarno. E ha fatto eco l'Osservatore romano che ha ribadito come nel 2010 gli italiani siano ancora razzisti. Abbiamo appena assistito al caso sociale forse più chiaro e parlante di questo inizio di millennio nel quale la nostra Chiesa abbia saputo porsi con spontanea concordanza sulla frontiera dell'umano e a difesa dei calpestati. Eravamo abituati a vedere questa difesa come vocazione delle Chiese del Sud del mondo, chiamate a echeggiare il "grido" di giustizia dei loro popoli in situazione di tremendo conflitto - dall'America Latina della "sicurezza nazionale" all'Africa della fame, all'India dei senza casta - e mai avremmo immaginato di vedere lo stesso dramma rappresentato così presto in Italia. L'accelerazione è venuta dalla presenza tra noi di un pezzo dolorante dell'Africa affamata e insanguinata. Già venerdì Avvenire riusciva a farsi voce dei cristiani d'Italia - e si sa quanto quell'impresa risulti ardua - con un titolo che segnalava efficacemente l'interpretazione ecclesiale dei fatti: «Non si ferma la rivolta degli "schiavi" di Rosarno». Sabato l'arcivescovo di Capua Bruno Schettino, responsabile Cei per i migranti, denunciava l'inadeguatezza della categoria di "clandestino" per dire il nostro atteggiamento verso i manifestanti di Rosarno: «Gli immigrati clandestini sono persone e le persone devono avere la precedenza su tutto». Poneva la questione del riconoscimento di "umanità"nei confronti di "queste"persone e affermava che quel riconoscimento deve avere "precedenza sulle leggi" quando si trovi a configgere con esse: "anche sulle leggi giuste".

Ed eccoci al Papa che domenica rivolgeva un appello che aveva i suoi fuochi sui concetti di "persona"e "umanità", esattamente come quello dell'arcivescovo Schettino: «Un immigrato è un essere umano (...),una persona da rispettare (...). Il problema è anzitutto umano! Invito a guardare il volto dell'altro e a scoprire che egli ha un'anima, una storia e una vita». Siamo abituati agli appelli papali, ma forse ci è possibile cogliere l'intensità di queste parole: «Invito a guardare il volto dell'altro ». Come si vede l'ottica è non solo diversa - che sarebbe ovvio - ma opposta a quella del ministro Maroni che aveva indicato nella "immigrazione clandestina"l'origine dei guai di Rosarno. Ed era stato facile all'arcivescovo Agostino Marchetto - segretario del Consiglio vaticano per i migranti - segnalare come "troppo semplicistiche"le risposte del ministro, mentre la condizione "inumana" di quei lavoratori avrebbe richiesto "parole più approfondite"." Condizione inumana"dice l'arcivescovo Marchetto che è un uomo di studio e un diplomatico, ma la stessa lingua dell'umano è parlata da don Pino Varrà, uno dei parroci di Rosarno, che condanna le "violenze" dei dimostranti e afferma che il vero problema - al quale devono dare risposta "le autorità"- è quello di «aiutare queste persone a vivere in una condizione umana».

Tutte le voci cristiane che si sono fatte sentire in questa occasione hanno condannato i gesti violenti compiuti dagli immigrati e hanno affermato che "la violenza non risolve le difficoltà". Ma tutte hanno anche distinto tra la violenza dello sfruttatore e quella dello sfruttato. Sulle responsabilità dei politici - che si tratti del Comune di Rosarno commissariato per infiltrazione mafiosa, della Regione Calabria governata dal Centrosinistra, o del Governo nazionale di Centrodestra - la parola più netta è venuta dal sacerdote Pino Demasi, vicario generale della diocesi di Oppido Mamertina-Palmi a cui fa capo la comunità ecclesiale di Rosarno: "Abbiamo sperimentato l'assenza totale del Governo centrale, della Regione e delle amministrazioni locali, i quali ricorrono alla scusa che i clandestini non esistono per la legge: ma lì ci sono tremila persone che esistono!"L'idea che muove gli uomini di Chiesa è sempre quella: le persone vengono prima delle leggi.

Tra i manifestanti violenti di Rosarno che - bruciando e devastando - hanno fatto passare le vittime dalla parte del torto, ce n'era almeno uno pacifico con un cartone sul quale aveva scritto: «Noi siamo persona come voi». Ecco il fatto straordinario, la rispondenza anche verbale tra quello che hanno detto gli uomini di Chiesa - dal Papa ai volontari - e il sentimento degli "schiavi" che ancora una volta e ancora inutilmente si sono ribellati.   

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