Cronache di liberal

Fiat resta in Italia (non in Sicilia)

di Alessandro D'Amato [02 dicembre 2009]

Tra Fiat e il governo tutto è a posto, e niente è in ordine. «Il piano per l'Italia è condiviso con l'esecutivo», dice l'amministratore delegato Sergio Marchionne uscendo dal confronto con il ministro dello Sviluppo Claudio Scajola. «Su Termini Imerese siamo stati molto chiari, cioè che dal 2011 non produrrà più auto. Ma nessuno ha parlato di chiusura, dovrà produrre cose diverse», dice l'ad del Lingotto parlando ai giornalisti all'uscita, ed è difficile che non riecheggino le parole del ministro, che nei giorni scorsi aveva definito «una follia» la chiusura di Termini Imerese. Quanto alle nuove strategie del Gruppo, Marchionne ha detto che «sì, certamente è un lavoro che condivideremo con il ministro». L'amministratore delegato di Fiat ha messo a punto un piano entro la riunione con governo e parti sociali a Palazzo Chigi «il 21 o il 22 dicembre ». Ma oggi, ha aggiunto Marchionne, con Scajola non si è parlato di incentivi al settore auto. «Non voglio aggravare la situazione, ma il nostro piano per Termini Imerese non cambia, non produrremo più auto in Sicilia dalla fine del 2011. È un discorso che ha una base razionale ed economica. È una decisione che non può cambiare, mentre quello che invece può cambiare è l'impegno per uno sviluppo diverso di quello stabilimento. Non si può dire che chiuderà ma di sicuro non si faranno più autovetture, ma qualcosa di altro che ancora non sappiamo», dice Marchionne, il quale poi aggiunge che l'obiettivo di produrre 900mila auto in Italia non è irrealistico per Torino: «Fiat continuerà a fare quello che ha fatto per questo Paese e cercherà di fare il meglio con gli stabilimenti e le strutture che ha». Poi dall'incontro esce anche Scajola, e la musica parzialmente cambia. «C'è un accordo con Fiat per portare avanti un confronto intenso fino al 21- 22 dicembre», conferma il ministro, che poi aggiunge: «I dati i in nostro possesso ci dicono che dobbiamo incrementare la produzione di auto in Italia in modo significativo, soprattutto ora di fronte a un mercato dell'auto che è in crescita. Il governo è pronto a fare la sua parte». E riguardo Termini? «Valuteremo se ci sarà ancora l'auto, ma l'obiettivo è farne un polo industriale efficiente - dice Scajola -: Termini Imerese è uno stabilimento industriale oggi sottoutilizzato per la produzione di un modello. Noi riteniamo che possa ancora avere uno sviluppo nell'auto, ma non abbiamo questa competenza. Ma non vogliamo buttare al macero nessun impianto industriale, tanto più al sud dove l'economia è più debole». Insomma, per il governo è meglio l'auto, per Fiat meglio altro se proprio si deve. Però le parti si dicono d'accordo.

E nel frattempo la polemica scoppia. «La cifra annunciata di 900mila auto da produrre in Italia nel 2013 è inferiore alla media precrisi e comporterebbe un drastico calo dell'occupazione», dice Enzo Masini, coordinatore nazionale auto della Fiom- Cgil. «Premesso che siamo ancora in attesa della convocazione di un incontro con il Governo e con la Fiat, richiesto dai sindacati sin dall'inizio del luglio scorso, - spiega il sindacalista in una nota - debbo dire che non ritengo assolutamente tranquillizzanti le dichiarazioni generiche su un futuro aumento della produzione di autovetture in Italia che trovano oggi ampia eco sui mezzi di informazione». Parte all'attacco il Pd con Sergio D'Antoni, vicepresidente della commissione finanze della Camera: «Preoccupante e inaccettabile la posizione di Marchionne sul futuro automobilistico di Termini Imerese. E ambigue le parole del ministro Scajola, che non fuga i dubbi di un accordo al ribasso per l'impianto produttivo siciliano. Non si capisce per quale motivo lo stabilimento isolano non possa puntare alla produzione automobilistica a partire da un contratto di programma con cui superare le diseconomie e rilanciare il ruolo della ricerca». E D'Antoni attacca e critica anche l'immobilismo di Lombardo, governatore della Sicilia. Critiche arrivano anche dalla Cgil e dalla Cisl che chiedono di subordinare la proroga degli incentivi per l'auto senza le garanzie per l'occupazione, dal Partito dei Comunisti d'Italia (che parla di "melina inaccettabile") e dall'Italia dei Valori, che con Sonia Alfano dice che il governo non fa nulla per Termini. La Sicilia intanto si mobilita. Arriva uno sciopero a sorpresa per i lavoratori del turno pomeridiano che escono anticipatamente dallo stabilimento. «È una reazione dovuta - spiega Roberto Mastrosimone della Fiom Cgil della Fiat - La vertenza non può essere caricata solo sulle spalle dei lavoratori ma anche della società civile. È un dramma sociale che non si può colmare». La Fiom chiama a raccolta sindacati, industriali, commercianti, amministrazioni locali, Chiesa per uno sciopero generale. Nel pomeriggio avevano cominciato un'astensione dal lavoro anche gli operai della Lear, azienda dell'indotto.   

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