Cronache di liberal

L’attacco di Brunetta, l’avviso di Fini

di Francesco Pacifico [26 novembre 2009]

Il taglio dell'Irap e dell'Irpef come la cedolare secca sugli affitti si allontanano. Ma se la maggioranza non si è ancora messa d'accordo sui suoi contenuti, Gianfranco Fini non ha esitazioni nel bocciare la Finanziaria. «Il presidente della Camera», ha fatto sapere l'ex leader di An, «sarebbe in grossa difficoltà se la fiducia fosse chiesta non sul testo che esce dalla Commissione, ma su di un maxiemendamento che venisse proposto dal governo». Come è ormai prassi parlamentare. Emettendo la sentenza Fini ha premesso di stare facendo «una considerazione ipotetica». Ma in pochi ci hanno creduto visto che qualche ora prima Renato Brunetta era tornato all'attacco del collega: «Sono più rigorista di Tremonti, ma anche nel rigore si può fare sviluppo. Queste cose le conosco bene, perché io sono un economista e Tremonti no». Nel precedente passaggio a Montecitorio della manovra Fini aveva costretto il ministro Tremonti a fare suoi parte degli emendamenti delle commissioni Bilancio e Finanze. Ieri un salto di qualità nella sua personale battaglia per difendere le prerogative del Parlamento e - perché no - per limitare lo strapotere di via XX settembre.

Stando alle categorie di Giulio Tremonti Fini entrerebbe gioco forza nel partito della spesa. Sdegnato, il presidente della Camera ha chiarito di non rimpiangere «i tempi dell'assalto alla diligenza: era uno spettacolo poco dignitoso nel rapporto tra Parlamento e governo». Per aggiungere: «Il rapporto tra esecutivo e Parlamento va equilibrato. Il maxi emendamento potrebbe anche essere fatto di concerto con la maggioranza, ma poi metterebbe le Camere in condizione di non poter intervenire». Dal Tesoro si fa notare che mai un presidente della Camera si è mostrato favorevole all'uso della fiducia. Eppure è forte il timore che Fini, dopo aver dato manforte politico nel passaggio al Senato agli emendamenti di spesa di Mario Baldassarri, possa continuare la sua guerriglia allungando i tempi della manovra. Tremonti, comunque, non commenta. Risponde indirettamente a Fini Ignazio La Russa: «Il ministro sarà rispettoso di quello che farà il Parlamento. Il Parlamento avrà un indirizzo dal governo». Aggiunge Gaetano Quagliariello: «Se il partito farà un buon lavoro, faciliterà quello delle commissioni». Questo almeno lo schema garantito dal responsabile dell'Economia ai vertici del Pdl, nella prima seduta della Consulta economica di via dell'Umiltà. Anche in questo consesso Tremonti è riuscito a blindare il suo testo, spiegando che le uniche risorse disponibili sono i 4 miliardi dello scudo fiscale. Dei quali un terzo servirà per coprire lo slittamento al 2010 dell'acconto Irpef. Non a caso il relatore della manovra alla Camera, Massimo Corsaro, ha fatto sapere: «Interverremo su misure di sviluppo, per il welfare e per gli enti locali. Non escludiamo che i tagli all'Irap, all'Irpef e agli affitti possano essere oggetto di un nuovo dibattito nel 2010».

Oggi i gruppi di Pdl si vedranno per studiare un unico emendamento da presentare poi in Commissione. Ma i problemi per Tremonti non sono finiti. Se Fini ha annunciato vita dura in Parlamento, Brunetta, con il suo nuovo attacco, ha fatto intendere che il partito dello sviluppo non si accontenterà delle briciole.   

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