Chi vincerĂ la Finanziaria?
di Francesco Pacifico [25 novembre 2009]
Il leader del partito dello sviluppo (o della spesa) ha scritto direttamente a Berlusconi per «cambiare rotta». Cosa che neppure Renato Brunetta aveva osato. Perché «in questa fase è necessario utilizzare le risorse disponibili per intercettare e stimolare la ripresa». Il guardiano del rigore va per la sua strada e ribatte che non è «responsabile dare credito a guaritori, dottori Stranamore e figure che si presentano con ricette salvifiche». Claudio Scajola smentisce chi, come Giulio Tremonti, «dice che nel governo c'è un partito della spesa e uno del rigore». Giulio Tremonti ricorda a Claudio Scajola - e alla quasi totale maggioranza dei suoi colleghi - «che la politica a volte va fatta anche dal lato della matematica. E non come in passato quando c'era un sistema per cui più spendevi e più voti prendevi». La settimana decisiva per la Finanziaria si apre con un nuovo fuoco amico sparato contro Giulio Tremonti. E nelle parole di Scajola c'è tutta la frustrazione di una maggioranza che, di fronte a una crescita nel 2010 tra l'1 e l'1,2 per cento, teme di essere travolta perché «ci vorranno quattrocinque anni» per recuperare il terreno perduto. Va da sé che l'analisi non fa proseliti in via XX Settembre: per il suo responsabile negli anni a venire il Pil crescerà più di quanto si pensi, tanto che a fine legislatura si «inizierà a parlare di riforma fiscale ». Oggi si riunisce la Consulta economica del Pdl. Quella che Berlusconi aveva disegnato nei giorni dell'ultima crisi per vincolare alla colleggialità Giulio Tremonti. Ma le cose sono andate diversamente. Rigettando al mittente l'agenda da oltre 17 miliardi presentata dai suoi colleghi, Tremonti infatti spiegherà ai triumviri del Pdl (Bondi, La Russa e Verdini) e ai capigruppo di Camera (Fabrizio Cicchitto) e Senato (Maurizio Gasparri) che non ci sono soldi. Se non quei quattro o cinque miliardi che arriveranno dallo Scudi fiscale e che, almeno sulla carta, 3,8 miliardi sono impegnati per far slittare al 2010 l'acconto Irpef del 2009.
Bisognerà accontentarsi degli spiccioli. Di più, il ministero dell'Economia dovrebbe concedere l'onere delle armi a chi in questi mesi ha provato a imporgli politiche di sviluppo, dando alla maggioranza l'ultima parola su come spartirsi le briciole a disposizione. Sarà il partito a scegliere, prendendosi tutte le responsabilità, se aumentare i fondi per forze dell'ordine, fare le bonifiche, costruire la banda larga, aiutare i precari della scuola, confermare gli incentivi alla rottamazione per la Fiat.Va da sé che con queste cifre, è quasi impossibile introdurre la cedolare secca sugli affitti o un tagli dell'Irap. La strategia di Tremonti per blindare la manovra si basa su due pilastri: l'alto costo (che impone oneri di cassa e non di competenza) dell'acconto Irpef, il fatto che soltanto il 15 dicembre si conosceranno gli introiti dello Scudo fiscale. Ma a quell'epoca la Finanziaria sarà già un ricordo nell'agenda dei lavori parlamentari. Ma c'è una grandissima incognita in questo percorso: se Berlusconi tornasse sui suoi passi e riprendesse la sua campagna per tagliare l'Irap? Nota il deputato del Pdl Giuliano Cazzola: «Il governo nel 2008 ha fatto una manovra triennale, ma questo non gli ha impedito di fare tre piani anticrisi e dare un miliardo in più alle Regioni nel Patto per la Salute» Al riguardo un consiglio al premier arriva dalla lettera inviatagli da Scajola: «Ogni ministro », scrive, «sta individuando tutto ciò che può servire a stimolare e a individuare la ripre sa. Sarà poi il presidente del consiglio a fare le valutazioni complessive».
Ma il premier sembra più interessato al capitolo giustizia. Non vuole tensioni. Lo ha chiarito prima il ministro degli Esteri, Franco Frattini - «Berlusconi ha ben chiarito che sarebbe meglio che certe esternazioni si facessero nelle sedi di partito -, quindi il sottosegretario Gianni Letta: «Bisogna dare atto a Tremonti di aver tenuto salda la barra dei conti pubblici in un anno di tempesta tra marosi e pericoli che avrebbero potuto affondare il vascello. Porta addosso il peso di scelte impopolari». La partita però è aperta. Il primo a saperlo è lo stesso Tremonti. Non a caso ha mandato un chiaro messaggio a tutti quelli che gli chiedono di recupare le risorse per lo sviluppo riducendo la spesa: «I tagli sono immaginati su due voci fondamentali: la prima delle quali è quella sui trasferimenti alle imprese. Certo, se si immagina un trasferimento alle imprese per 13 miliardi ad uno verrebbe da dire: accidenti, perché non ci ho pensato prima io, era così facile?». Per concludere: «Ma poi andando a vedere dietro quelle somme che cifrano 13, 11 e poi 10 miliardi nel triennio ci sono le Ferrovie, le Poste, i crediti alle imprese, il trasporto pubblico locale. Si tratta di una serie di voci, credo, difficilmente tagliabili. E voi pensate che la sanità sia tagliabile? ». Con queste parole il ministro fa intendere che accanto alle richieste di spesa gradirebbe da Confindustria e dai suoi colleghi anche una lista di potenziali tagli. Ma in un gioco di bastone e carota, sempre ieri il ministro ha annunciato una riduzione alla spesa per le Province, un ritorno dei crediti d'imposta alle aziende per la ripresa, quindi ha dato mandato al presidente della commissione Finanze, il suo fedelissimo Gianfranco Conte, di studiare una serie di proroghe come quelle ai fondi per l'autotrasporto, i libri di testo o al 5 per mille. Dice un esponente del Pdl: «Finché avrà l'appoggio della Ue o dell'Ocse, Giulio potrà continuare a usare il potere di veto per bloccare ogni richiesta di spesa. Il suo obiettivo è quello di arrivare a fine legislatura con i conti un po' più sistemati. E potrà fare le riforme e disegnare politiche di sviluppo. Sarà la sua arma nella lotta per la successione a Berlusconi». E l'annucio dei tagli fiscali sembra andar in questa direzione.
Copyright Liberal.it
