È già cominciato il cambio di stagione
di Michael Barone
[05 novembre 2009]
Questo editoriale, scritto mentre arrivano i risultati
definitivi delle elezioni del 2009, inizia molto bene. Ma
permettetemi di aggiungere a questo pezzo anche delle osservazioni
che ho scritto mentre il corso delle elezioni diveniva più
chiaro. Innanzitutto vale la pena sottolineare che, nel corso di
queste elezioni governative in Virginia e New Jersey, i candidati
democratici hanno corso con risultati molto lontani dalle
percentuali ottenute da Obama nel 2008. Invece, i candidati
repubblicani hanno ottenuto numeri migliori rispetto alle
percentuali ottenute da George W. Bush nel 2004. I numeri sono
impressionanti, e parlano da soli. In Virginia, Creigh Deeds ha
ottenuto il 41 per cento dei voti: niente a che vedere con il 53
per cento del presidente Obama un anno fa. E nel New Jersey Jon
Corzine si è fermato al 45 per cento, mentre Obama aveva
conquistato il 57. Al contrario, i candidati repubblicani hanno
ottenuto delle percentuali migliori rispetto a quelle delle
presidenziali del 2004, che eppure hanno visto vincente Bush. Bob
McDonnell, repubblicano, è arrivato a prendere cinque punti
all'ex presidente: 59 per cento per il governatore, 54 per cento
per l'ex presidente. Anche il repubblicano Chris Christie ha
ottenuto tre punti in più: 49 contro 46. Basandosi su questi
numeri, si potrebbe dire che i democratici hanno ottenuto risultati
ben distanti da quelli strappati nel corso dell'ultima, ottimale
performance, mentre i repubblicani hanno compiuto un percorso
nettamente contrario. D'altra parte, parliamo di competizioni dove
le questioni che sono state discusse sono state ragionevolmente
congruenti, per non dire identiche, alle problematiche
nazionali.
Un altro aspetto che è necessario sottolineare -
ed in questo voglio che mi venga reso il merito di averlo
pronosticato ben prima dei sondaggi democratici e dell'analista
politico Pat Caddell - i votanti suburbani sono aumentati e si sono
spostati verso il Grand Old Party. Nella contea di Bergen, nel New
Jersey, il voto del 2005 aveva riportato un vantaggio di
quattoridici punti per il democratico Corzine: ma nella stessa
contea il repubblicano Christie è riuscito a vincere -
quattro anni dopo - con due punti di vantaggio. La contea di
Fairfax, in Virginia, è da molto tempo un "protettorato"
repubblicano.
Ma McDonnell è riuscito ad aumentare il proprio
vantaggio nonostante, negli ultimi anni, sia aumentata la
popolazione democratica che viene da fuori.Tanto che, nel 2008,
Obama aveva riportato proprio qui una vittoria del 60 per cento. Un
altro caso importante viene dalla contea di Westchester, Stato di
New York, dove i repubblicani hanno ottenuto il 58 per cento dei
voti: quattro anni fa, con gli stessi candidati, il voto era andato
esattamente al contrario. Le contee suburbane di Philadelphia hanno
dato il loro voto ai democratici nel 1996, 2000, 2004 e 2008: nella
corsa per la Corte Suprema hanno consegnato il loro voto al partito
avverso. Ma questo fenomeno riguarda quasi tutte le contee
importanti di est, midwest e ovest, che fino alle ultime
presidenziali hanno votato democratico. In maggioranza
perché - non senza ragione - identificavano i repubblicani
con una massa di conservatori (religiosi e culturali) che
ritenevano essere dominanti nel partito. Oggi, con davanti lo
spettro di un aumento fiscale e di un'enorme espansione del settore
pubblico, il partito inizia a muoversi verso nuove direzioni. Anzi,
hanno impostato quasi tutto in questa nuova ottica; e questo
è un modo di fare molto interessante da seguire. Infine, e
questo è il terzo punto che a mio avviso merita di essere
segnalato, sarà interessante vedere che impatto avranno
queste elezioni nei prossimi voti del Congresso - dominato dai
democratici - che si prepara a votare una legislazione controversa
e impopolare: quella sulla sanità. I dati rilasciati dalla
Commissione elettorale della Virginia forniscono alcuni
suggerimenti, nel momento in cui hanno aggregato i risultati dei
distretti congressuali. Nelle elezioni del 2008, tre candidati
democratici sono riusciti ad aggiudicarsi i tre distretti
precedentemente in mano ai repubblicani. In questo modo, sono
riusciti a dare al partito una delegazione statale composta da un
minimo di sei a un massimo di undici delegati. I risultati delle
elezioni per i governatori dimostrano, quanto meno, che i
democratici sono e si sentono in pericolo. Nel secondo distretto
congressuale, dove l'anno scorso il democratico Glenn Nye ha
battuto per 52 a 47 la repubblicana Thelma Drake, McDonnell ha
battuto Deeds 61 a 39. Nell'undicesimo distretto congressuale, dove
sempre nel 2008 il democratico Gerry Connally ha battuto il rivale
Tom Davis, Mc Donnell ha vinto di dieci punti. E nel quinto
distretto, dove il democratico Perriello aveva battuto il rivale
Goode per 50,01 contro 49,85, il nuovo governatore si è
aggiudicato il 61 per cento dei voti. E nel sud-est, patria del
carbone e dei "nove combattenti", che dal 1982 era rappresentato
dal democratico Rick Boucher, gli elettori hanno dato il 67 per
cento delle loro preferenze al candidato del Gop. Io non posso
immaginare che i deputati del Congresso Nye, Perriello, Connally e
Boucher non abbiano ancora consultato quei siti internet che
mostrano la posizione dei loro seggi costituenti in un contesto in
cui, facendo salve tutte le specifiche di una competizione
elettorale che riguarda l'elezione del governatore, si è
trattato di questioni che ricalcano in maniera quasi perfetta i
temi che si affrontano a livello nazionale.
E non c'è dubbio sul fatto che io possa in tutta
onestà provare una vera simpatia nell'immaginare che uno o
tutti questi deputati abbiano commentato i numeri - incontestabili
e pesantissimi - con un'espressione fatta di due parole di cui
però mi sento in grado di anticipare solo la prima: "Oh". I
risultati delle elezioni del 2009 dimostrano inoltre senza ombra di
dubbio che sarà difficile, molto difficile per Nancy Pelosi
raccogliere fra i democratici del Congresso i 218 voti che sono
necessari per approvare il loro piano di riforma sanitaria.
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