L'arca di Noemi: otto punti per un Paese maggiorenne
di Liberal
[29 maggio 2009]
Dobbiamo confessare che noi di Liberal abbiamo vissuto
e viviamo con un certo disagio le polemiche di queste settimane sui
comportamenti del presidente del Consiglio. Al punto che alle volte
abbiamo avuto una sorta di reticenza a riportare certe
dichiarazioni che ci apparivano più marcatamente private o
contraddittorie. Fin dall'inizio abbiamo cercato di distinguere
ciò che ci sembrava più strettamente privato da
quello che atteneva più obiettivamente ai doveri pubblici di
un premier. Tant'è che nei nostri primi interventi ci siamo
chiesti come la democrazia più liberale del mondo, quella
americana, avrebbe reagito alle denunce di Veronica Lario O come
quando abbiamo cercato di distinguere tra i rapporti privati che
anche un premier è legittimo che abbia con chi vuole e
l'immagine di un premier che festeggia il capodanno con trenta
ragazze. Cosa che invece è pienamente legittimo che
l'opinione pubblica possa discutere (liberal del 27
maggio). E tale disagio, che presumiamo non sia solo nostro,
è andato sempre più crescendo. Da un lato negli
ultimi giorni si è moltiplicato il numero dei lettori che ci
chiede quale sia la nostra posizione; dall'altro perché due
giorni fa un incauto intervento del segretario del Pd Franceschini
ha fatto entrare nella "scena del crimine"tutti e cinque i figli di
Berlusconi. Rendendo ancora più incerti i confini tra il
pubblico e il privato. Proviamo allora a proporre ai nostri lettori
otto punti di giudizio che ci sembrano essere del tutto obiettivi.
1. Nel valutare questa vicenda non si può mai
dimenticare che tutto è nato da dichiarazioni della signora
Veronica Lario, che non si limitavano a dire "voglio il divorzio
perché non ti amo più"(in questo caso la notizia si
sarebbe esaurita là dove era cominciata) ma mettevano in
discussione la dignità dei comportamenti pubblici del
premier e la liceità di certe sue frequentazioni. La qual
cosa, come è evidente, rientra in quegli aspetti che
è del tutto lecito che l'opinione pubblica possa discutere
perché riguarda non solo la vita personale del premier, ma
ciò che il suo comportamento può riflettere
sull'immagine del Paese che egli rappresenta.
2. Non devono essere in discussione i comportamenti
privati di una persona: ciascuno può fare ciò che
vuole, naturalmente nell'ambito dei limiti posti dalle leggi. Il
problema nasce quando una persona riveste incarichi pubblici e tra
questi quelli di maggiore rilievo come quello di capo di governo.
Perché un capo di governo rappresenta il suo Paese (anche
nei comportamenti privati) di fronte ai suoi governati e di fronte
all'opinione pubblica internazionale. E risponde dei propri
comportamenti di fronte agli uni e agli altri. Bill Clinton
è stato al centro di una bufera per una sua relazione
extraconiugale e Nicolas Sarkozy ha dovuto spiegare molto
dettagliatamente le ragioni del suo divorzio e della sua nuova
unione con quella che sarebbe diventata la nuova prima donna di
Francia. E ha faticato sette camicie senza lamentarsene
pubblicamente, per rimettere a posto la sua immagine e le sue
ragioni. Si aggiunga che Sarkozy doveva dar conto di vicende tutto
sommato "normali": milioni di francesi avevano divorziato prima di
lui.Viceversa, dobbiamo ammettere che è inconsueto per un
capo di governo festeggiare il capodanno in compagnia di decine di
giovanissime ragazze.
3. Perciò noi non siamo tra quelli che
contestano il fatto che il presidente Berlusconi si è recato
a Porta a porta per rispondere alle accuse di sua moglie.
Anzi, riteniamo che così facendo il Cavaliere abbia colto
precisamente, e con lucidità, che quelle accuse non
riguardavano tanto e soltanto la sua vita privata, ma l'immagine
che gli italiani dovevano avere del loro leader. E riteniamo che lo
abbia fatto con sobrietà e senso della misura.
4. Una sola delle dichiarazioni di quella trasmissione
ci è parsa assolutamente sbagliata. Quando ha detto:
«Io non vedo perché avrei dovuto evitare di andare
alla festa di diciott'anni di Noemi perché ho sempre pensato
che il mio ruolo non debba limitare la mia vita personale».
Questo non è vero: gli incarichi pubblici (e la
visibilità che ne consegue) impongono anche delle
sofferenze. Roberto Saviano, Magdi Allam e tanti altri vivono sotto
scorta proprio per questo: perché la loro vita ormai
è anche un bene pubblico. I capi di governo devono sapere
che gli atti della loro vita personale diventano un punto di
riferimento dell'immaginario nazionale e come tali finiscono per
non riguardare più solo loro. In altri termini: la loro vita
è "anche" una vita di Stato, perennemente sotto gli occhi
dell'opinione pubblica. Certo, i ruoli pubblici rendono un po'
prigionieri ma sono una missione e quando uno accetta di
partecipare a una missione, accetta anche le sue regole.
5. Dario Franceschini ha sbagliato a usare per
propaganda politica il rapporto educativo tra Berlusconi e i propri
figli. Berlusconi non deve fare il padre degli italiani: deve
governarli, che è cosa ben diversa. Franceschini avrebbe
potuto legittimamente dire che non avrebbe affidato i propri figli
a Berlusconi, non quelli degli altri. Può sembrare un
particolare, questo, ma spesso è nei particolari che si
nasconde il diavolo. Si può anche contestare che Berlusconi
non sia un buon padre per i figli degli italiani; ma allora un
leader politico non dovrebbe far riferimento alla famiglia del
premier quanto piuttosto più propriamente al fatto che egli
non sta facendo ancora nulla per innalzare la qualità della
scuola, dell'università, della ricerca. Perché
è lì che si gioca il futuro dei nostri figli; ed
è lì che un governo miope può "condannare"
l'educazione delle nuove generazioni.
6. Alcuni giornali italiani hanno insistito sul fatto
che l'ex fidanzato di Noemi Letizia, che ha fornito dei fatti una
versione molto diversa da quella dell'entourage berlusconiano, ha
precedenti penali. A parte la violenza di alcune affermazioni
contro il ragazzo - che forse bilanciano per par condicio quelle
altrettanto forti usate contro Berlusconi - non si capisce se i
precedenti penali di Gino Flaminio siano un'attenuante o
un'aggravante: perché da un lato non destituiscono di
fondamento le affermazioni del ragazzo, dall'altro gettano una luce
ancora più isidiosa sugli ambienti che Berlusconi frequenta
"con amicizia".
7. A dimostrazione che i comportamenti del
premier influiscono sull'immagine del nostro Paese nel mondo, molti
quotidiani stranieri si stanno occupando del caso, in questi
giorni. Certo, alcuni esprimono opinioni evidentemente forzate (se
non eterodirette): ci sembra il caso dell'Independent
(«se al premier sarà consentito di portare avanti un
adulterio con una storia d'amore semipubblica con un'adolescente
senza risponderne, allora vuol dire che l'Italia è in
pericolo») o quello di El Pais (secondo il quale il
premier nasconde dietro al caso Noemi i suoi insuccessi sul fronte
economico e su quello dell'immigrazione): sono affermazioni alle
quali siamo abituati e alle quali si deve rispondere che gli affari
degli italiani se le risolvono gli italiani. Ma sarebbe sbagliato
fare di tutt'erba un fascio e dire - come ha fatto il ministro
Frattini - che sono tutti disonesti. Di sicuro Financial
Times ha colto nel segno quando ha scritto che «con i
suoi comportamenti il premier riduce la realtà italiana a un
giornale scandalistico che non si occupa di problemi concreti ma
solo di gossip e intrattenimento ». Queste sono cose su cui
un Paese serio, un governo serio e anche una stampa seria
dovrebbero riflettere. Anche mostrando una maturità maggiore
di quella esibita in queste settimane.
8. Infine, un suggerimento a Berlusconi. A noi sembra
abbastanza evidente che, per come sono cominciate, le vicende della
sua separazione da Veronica Lario sono più difficili di
quanto possano essere quelle di un normale cittadino. Ebbene sta a
lui evitare che esse interferiscano con la nostra vita pubblica.
Sarebbe un ennesimo conflitto di interessi che l'Italia non
può permettersi.
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