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Può cominciare da Todi la svolta

di [20 febbraio 2009]

Quello si apre oggi a Todi si sta dimostrando un appuntamento molto più importante di quanto non sembrava quando è stato fissato. La ragione è molto semplice: le cose sono andate - e con una accellerazione fortissima - proprio nella direzione pensata da chi aveva indetto quell'incontro. Insomma, noi di liberal e gli altri promotori siamo stati lungimiranti. La prima domanda a cui il lavori di questi giorni devono rispondere è molto semplice: esistono nel nostro paese gli spazi per un partito dei moderati in cui convivano laici e cattolici che, con buona pace di qualche intellettuale, possono e debbono continuare a confrontarsi e riuscire a rendere il loro dialogo più proficuo?


E il dialogo si fa sui contenuti e sulle prospettive? Per questo da Todi devono scaturire contenuti e prospettive. Noi di liberal - come dimostra anche la sequenza degli appuntamenti eugubini, oltre agli altri convegni e alla riflessione sul nostro quotidiano - non abbiamo mai abbandonato la via del confronto e l'abbiamo difesa con ostinazione e persino con protervia. E ci siamo aperti a tutti coloro che lo considerano possibile a prescindere dalle forze politiche di appartenenza.

Proprio per questo alla base del nostro progetto c'è l'idea di un partito tollerante, moderato, aperto al dialogo e capace di funzionare con metodi democratici. In cui l'unico punto fermo è la centralità di alcuni valori quali la vita e la famiglia, come è notato nel Manifesto pe l'Unione di centro. E l'alternatitività con chi li vuole non tanto discutere ma distruggere. La verità, la sua ricerca non si contrappone né alla tolleranza né - tantomeno - alla libertà. Ed è per questo che la coerente difesa di certi valori, quali la vita e la famiglia, non disegna certo un partito chiuso, ma un partito aperto al dialogo anche su questi valori. Nessun confessionalismo ma nemmeno alcun relativismo etico in cui l'una posizione, su temi così centrali, valga l'altra. Insomma, l'esatto contrario di un partito anarchico. Non è un caso che questa ricerca parte avendo come riferimento l'eperienza dell'Udc, una forza politica rifiutata, «messa in castigo» dall'attuale maggioranza e che si trova a svolgere un'opposizione nel Paese e nel Parlamento sui contenuti e senza alcun pregiudizio.

 

Questo testimonia la coerenza e la limpidezza di una linea politica che consente di avere tutte le carte in regola per il dialogo con chiunque sia autenticamente convinto ad aprirlo e che non ce la fa a riconoscersi nella sinistra esistente in Italia, una sinistra conservatrice, giustizialista, incapace di rompere davvero con le terribili ideologie e mitologie del Novecento, o con chi, simmetricamente, vive con grave difficoltà, il proprio fare politica dentro a quel «minestrone» senza anima che è il centrodestra, al quale dà il respiro della vita solo Silvio Berlusconi. Proprio per questo il Pdl non è e non sarà mai un partito credibile:il tempo su questo ci darà ragione più di quanto sia già accaduto dal momemento del discorso del predellino a Piazza San Babila. E allo stesso modo in cui ce l'ha data sul Pd.

Per tornare ai contenuti, bisogna considerare come fondamentale la centralità del rapporto con l'Occidente. Il tema all'ordine del giorno è come dare un profilo all'Europa forte ed autonomo, che non coltivi mai però l'antiamericanismo: quell'ideologica incomprensione verso un grande paese, accusato alternativamente o di occuparsi troppo e in modo invadente delle cose del mondo, o di non farlo ripiegandosi egoisticamente nell'isolazionismo. Per dirlo in modo più concreto: l'Europa non potrà essere quella contrassegnata dallo spirito alla Chirac. Dovrà invece collaborare con gli Usa a prendere decisioni comuni e ad attuarle con lealtà e senso di solidarietà. Europa e America non sono due Occidenti, ma un solo Occidente, di cui fa parte anche Israele.

L'altro grande problema dell'oggi è quello che riguarda l'attuale crisi globale dei mercati. La responsabilità di ciò che sta accadendo non può essere scaricata su quel risveglio liberale che ha caratterizzato il reaganismo e il thatcherismo, nè è figlia unica delle scelte di Bush che pure ha commesso errori seri. Non è inutile ricordare però che molti dei guai di oggi originano soprattutto dall'operato di Clinton, l'uomo che diventò il simbolo del tentativo di una sinistra tesa a rinnovarsi, ma senza riuscirci. Tutto questo non vuol dire che il liberalismo non debba - in modo particolare in questo momento - essere temperato da politiche sociali e da alcuni interventi dello Stato ben mirati che aiutino il mercato a riprendersi, senza però sostituirlo magari dando vita ad un neostatalismo.

 

Questi, e cioè: valori, politica estera, crisi economica, sono i grandi temi alla quale una forza moderata e riformatrice come il nuovo centro, a cui sta lacorando la Costituente di centro, deve dare risposte rifuggendo dalle trovate, dai conigli estratti dal capello in modo spettacolare, dal privilegiare l'immagine rispetto ai contenuti. Così si potrà andare - e il passaggio di Todi mi sembra fondamentale - verso un partito nuovo fatto di concretezza e di moderazione. Un partito che sappia discutere al proprio interno e decidere democraticamente. Insomma, un partito vero che ormai manca da troppo tempo nel nostro paese.

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