Cronache di liberal

Ora solo un Grande Centro può fermare la Lega

di [06 febbraio 2009]

Se è distante anni luce dalla politica - e quindi dalla capacità di governo di un Paese - chi pensa che si possa costruire un sistema bipartitico virtuoso, stabile e funzionante con una pioggia di leggi e leggine volte ad eliminare le piccole formazioni, bisogna cominciare a chiedersi quale possa essere l'epilogo di questa nuova fase della crisi italiana. Parlo di nuova fase perché non può non sorprendere il fatto che una maggioranza di governo così numericamente solida e forte si trovi all'improvviso esposta al logoramento di imprevisti voti parlamentari o a divisioni laceranti su grandi problemi, come le questioni etiche sollevate dal caso Englaro.

 

Così come non può non sorprendere il fatto che questa stessa maggioranza fatichi sempre più a prefigurarsi come un'area coesa. E mi riferisco soprattutto al Pdl, che, se non ci fosse il suo leader Silvio Berlusconi, non sembrerebbe capace di presentarsi davanti all'opinione pubblica con un minimo di credibilità. Dunque una nuova fase in cui, da una parte, emerge con contorni sempre più definiti il protagonismo della Lega di Bossi non più solo sui temi dell'immigrazione e della sicurezza, ma anche su quelli economici e sociali, accanto all'anarchia delle ormai obsolete Alleanza nazionale e Forza Italia, che marciano verso la fusione.

 

Mentre sull'altro versante il Partito democratico sembra ormai avere come principali antagonisti, in vista della conta elettorale di primavera, solo i «piccoli» che una volta si chiamavano «cespugli all'ombra della Quercia» e l'imbarazzante presenza dell'Idv di Antonio Di Pietro. A ben guardare, probabilmente, non è più rintracciabile il panorama di un falso bipartitismo - cioè l'illusione nutrita da un anno a questa parte da Berlusconi e da Veltroni - ma neppure quella di un bipolarismo funzionante, in grado di definire i contorni di un quadro politico virtuoso. Sul tema, come si sa, si è ormai aperta una discussione che ha coinvolto politici e politologi.

 

Ma la domanda è ormai chiara: è quella secondo la quale, a quasi quindici anni dall'inizio della crisi del sistema politico e dall'avvento del bipolarismo, si comincia a intravedere una ridislocazione delle forze in campo. A cui segue un'altra domanda: quella secondo la quale questa riarticolazione non risponde più semplicemente alla definizione di cartelli elettorali, come quasi sempre è avvenuto dal 1994 ad oggi, ma a qualcosa di più profondo, cioè a valori di riferimento e ad interessi sociali e locali rappresentati. Se si comincia a rispondere è già facile trovare le tracce di questa nuova fase della crisi.

 

L'elenco è ben visibile, in un Paese dove si sta vivendo in modo più profondo che altrove «il nuovo 1929», in cui si stanno ulteriormente acuendo le vecchie e tradizionali divisioni tra Nord e Sud, in cui ogni giorno si è chiamati a misurarsi con difficili e irrisolvibili problemi etici e in cui, oltretutto, il mondo politico stenta a dare risposte convincenti, se si arriva al punto in cui il presidente del Consiglio, per dimostrare la sua forza, decide di scendere direttamente in campo per partecipare (per interposta persona) all'elezione del nuovo governatore della Sardegna.

 

È questa situazione di caos a porre la domanda su cosa potrebbe seguire al logoramento del bipolarismo e al fallimento del tentativo bipartitico. La domanda non su un duello che non c'è tra Pd e Pdl, ma su chi si contrappone davvero alle manovre di bandiera della Lega o su chi sta cercando di restituire al quadro politico quella dignità democratica che ormai viene quotidianamente lacerata dalle ventate populistiche, a cominciare da quelle volontarie o involontarie che siano di Di Pietro, per finire con l'anarchia del Pdl e la confusione del Pd.

 

Per essere chiari è la domanda sulla necessità del nuovo Centro politico. E quando uso questi termini, non penso al trascinamento del vecchio duello tra l'Udc e Bossi, che ha accompagnato questa stagione. Penso a un conto alla rovescia che può iniziare per prevenire i possibili e devastanti effetti di questa nuova fase della crisi italiana, per non ripetere più gli errori compiuti tra il 1992 e il 1994 o, più recentemente, tra il 2006 e il 2008. Un conto alla rovescia per arrivare a quella nuova riaggregazione centrista - punto d'incontro di valori e di interessi - capace di interpretare le potenzialità liberatesi negli ultimi vent'anni (dopo il 1989) e di dar loro un nuovo senso di fronte al logoramento del Pdl e del Pd e di arginare le spinte egemoniche della Lega.

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