Cronache di liberal

La rivolta dei mini-partiti

di [30 gennaio 2009]

L' accordo tra il Pdl e Pd per l'introduzione dello sbarramento del 4% nella legge che fissa le modalità di voto per le europee della prossima primavera sta provocando una vasta reazione tra le forze politiche più piccole, alcune della quali, dopo essere state escluse dal Parlamento italiano, corrono il rischio di non entrare neppure in quello di Strasburgo-Bruxelles. Come si ricorderà, "liberal" con l'Udc aveva promosso un movimento in difesa del voto di preferenza, pur sottolieneando - il partito di Casini - di non aver timore di alcuna soglia di sbarramento. Proprio per questo, su queste colonne ci piace sottolineare che siamo solidali con quelle forze più piccole perché è in discussione un doppio principio di democrazia: quello di un'intesa generale quando si cambiano le regole del gioco e quello della completezza della rappresentanza.

La semplificazione del sistema politico continua ad essere l'argomento maggiormente usato dagli esponenti del Partito democratico e del Popolo della libertà per giustificare il loro accordo. Ma sappiamo che non si tratta di questo, sappiamo che il voto per il Parlamento europeo è, fra tutti quelli che siamo chiamati a dare, il meno impegnativo su questo terreno perché l'Assemblea di Strasburgo-Bruxelles, nonostante i cambiamenti degli ultimi anni, continua ad avere poteri molto limitati. Sappiamo invece che l'introduzione della soglia del 4% per avere deputati eletti ha un altro scopo: sia il Pd che il Pdl continueranno infatti ad usare l'argomento del «voto utile» e a non disperdere i consensi, il tutto per sperare di evitare di avere un risultato complessivo inferiore alle loro attese. In altri termini è un tentativo di gridare vittoria e di imporre la sparizione di alcuni contenenti con un un atto di prepotrenza. Sappiamo che il partito di Veltroni cerca di far definitivamente sparire la sinistra «antagonista», i verdi, i socialisti e l'Udeur, tutti alleati durante l'ultima esperienza di governo, e di evitare che i radicali si presentino autonomamente. E sappiamo che il partito di Berlusconi teme soprattutto un'affermazione della destra di Storace, che potrebbe essere una buona sponda per i malumori di An, ma teme anche le sue forze minori (come il Mpa, ad esempio) attratte da una conta proprio in concomitanza con la nascita del Pdl.

Dunque i vertici del Pd e del Pdl agitano ancora il «bipartitismo per legge», cioè il tentativo di rimettere sui binari un'esperienza già esauritasi in questo prino anno di legislatura, con la caduta verticale dei consensi subita dal primo e con la mancanza di credibilità del secondo che sta nascendo come un puro e semplice atto notarile e non come una scommessa di democrazia politica. C'è dunque da sperare, se l'accordo tra Pd e Pdl sarà confermato, in un comportamento saggio e virtuoso dell'elettorato italiano, chiamato la prossima primavera non solo a scegliere i propri rappresentanti in Europa, ma anche a far fallire questo falso bipartitismo. C'è da sperare cioè che non votino né per il Partito democratico nè per il Popolo della libertà ma per un altro dei partiti presenti sulla scena a difendere la pluralità democratica del sistema politico italiano.

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